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La seconda semifinale di Eurovision? Una lenta tortura per i timpani

Ci vediamo sabato per l'atto finale. Portate i tappi per le orecchie, o almeno un beagle che vi avvisi quando la situazione si fa critica
La seconda semifinale di Eurovision? Una lenta tortura per i timpani
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di Laura Ruzzante

Si è conclusa la seconda semifinale dell’Eurovision 2026 e, se la prima era stata un’esecuzione rapida, questa è stata una lenta tortura per i timpani, somministrata con la precisione chirurgica di un dibattito parlamentare sulla riforma del catasto.

La “Verità” di Sal e il mistero dell’autotune fantasma

Apriamo con il pezzo forte: il commento di Sal Da Vinci sul Fatto Quotidiano. Il nostro, con un piglio da martire della melodia, ha dichiarato: “In un oceano di autotune sono andato senza macchinetta. Con le mie sbavature, ma anche la mia verità.”

Caro Sal, la “verità” è una bellissima parola, ma nel giornalismo (e nel canto) contano i fatti. E il fatto è che all’Eurovision l’autotune per correggere la voce è vietato dal regolamento. È come se un ciclista dicesse di aver scalato il Pordoi senza motorino mentre gli altri lo avevano: peccato che ai controlli il motorino non sia mai pervenuto. Dire di essere andati “senza macchinetta” quando nessuno può usarla è un esercizio di retorica che non copre l’evidenza: l’esibizione era sottotono. Punto. Ammettere l’emozione sarebbe stato più dignitoso che inventarsi un complotto tecnologico che non esiste.

Orecchie sanguinanti e rapimenti eccellenti

La serata è stata un festival dell’imprecisione. A un certo punto il dubbio è venuto a tutti: o i cantanti in gara sono dei “ciucci” matricolati, oppure qualcuno ha rapito il fonico di Sanremo e lo ha paracadutato in cabina di regia per esportare il nostro caos nazionale all’estero.

Il momento più alto – o più basso, a seconda dei punti di vista – l’ha regalato Alis (Ucraina). Una stecca nell’acuto così clamorosa da aver fatto abbaiare il beagle dei vicini (citazione doverosa per Howard di The Big Bang Theory). Come se quel povero popolo non avesse già sofferto abbastanza, ci si mette pure la discografia a infierire con una performance che ha sfidato le leggi della fisica e della decenza acustica. Eppure, in questo mondo al contrario, l’Ucraina è passata. Miracoli del televoto o forse solidarietà canina internazionale.

Il bollettino dei sopravvissuti

Dopo aver smaltito una quantità industriale di “rumenta” musicale, ecco i dieci che approdano a sabato: Bulgaria, Ucraina, Norvegia, Australia, Romania, Malta, Cipro, Albania, Danimarca e Repubblica Ceca.

Per fortuna, tra le macerie, passano Romania e Albania: restano comunque una spanna sopra la media di una serata che ha confuso l’avanguardia con il semplice non azzeccare una nota nemmeno per sbaglio.

Previsioni per la resa dei conti

Sabato la finale. Ai 20 superstiti si aggiungeranno i privilegiati (Francia, Germania, Regno Unito, Italia) e l’Austria. Se dovessi scommettere un centesimo (di questi tempi è tutto quello che ci resta), vedo una lotta a quattro per il podio:

Finlandia: la corazzata da battere.
Serbia: per chi ama il metallo che spettina anche i calvi.
Croazia: il pop-folk che ti entra nel cervello e non esce più.
Francia: l’eleganza che serve a pulirsi le orecchie dopo le stecche di stasera.

Ci vediamo sabato per l’atto finale. Portate i tappi per le orecchie, o almeno un beagle che vi avvisi quando la situazione si fa critica.

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