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Ddl caccia, per l’Ue va contro la scienza e l’Italia è a rischio infrazione. Ma Lollobrigida in Aula: “I burocrati non ci fermeranno”

Il ministro dell'Agricoltura liquida così i rilievi scientifici e di diritto internazionale dell'Ue: la sua risposta in Senato
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Evidenti profili di incostituzionalità. Rischi per la sicurezza delle persone, danni per gli ecosistemi. Ma anche incompatibilità col diritto europeo. Il disegno di legge che punta a modificare la legge sulla caccia (157/92), il cosiddetto ddl Malan, sta per approdare in Senato dopo il voto degli emendamenti nelle commissioni Agricoltura e Ambiente di Palazzo Madama. I punti critici del testo sono così gravi che pure la commissione Ue ha scritto al governo guidato da Giorgia Meloni, in particolare, al ministero di Gilberto Pichetto Fratin. Lettera, come scritto da ilFattoQuotidiano.it, tenuta nascosta dall’esecutivo, finché non è stata scoperta dalle associazioni animaliste e ambientaliste.

Così la questione è arrivata in Aula, al Question Time, per merito della senatrice Gisella Naturale del Movimento 5 stelle. Che ha sollevato un aspetto molto pratico: la possibilità che l’Italia cada sotto procedura d’infrazione (c’è già la messa in mora proprio per politiche legate all’attività venatoria che non rispettano il Regolamento Reach e la Direttiva Uccelli). Ma il titolare del ministero dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha liquidato il tutto con un “non intendiamo interrompere i lavoratori legislativi, né quelli del governo, per una lettera di un burocrate“. Padroni a casa nostra, certo. E non fa nulla se le sanzioni verranno pagate dai cittadini italiani. E sulla possibilità che la nuova riforma, come denunciato da scienziati ed esperti, incrementi il bracconaggio, ha risposto: “L’impianto normativo italiano prevede di considerare criminale, delinquente, colui che compie un reato, non quello che esercita un’attività prevista dalla legge, ma semmai chi intende impedirlo violandola. Vale anche per l’attività venatoria”.

Per Dante Caserta del Wwf “tra le modifiche approvate emergono alcuni elementi particolarmente critici: il ritorno della possibilità di caccia sul demanio marittimo, con la riapertura di fatto della cosiddetta ‘caccia in spiaggia’, l’ampliamento delle specie cacciabili includendo animali come lo stambecco, l’oca selvatica e il piccione e l’introduzione di un divieto molto ampio di ‘ostacolare o rallentare’ l’attività venatoria, che rischia di colpire anche forme di dissenso e protesta pacifica con evidenti profili di incostituzionalità”. E ancora: “Nonostante il richiamo formale dell’Unione europea, noto al governo da mesi e tenuto nascosto, i lavori parlamentari sono proseguiti senza alcuna sospensione e senza un confronto nel merito delle criticità. Al contrario, il testo è stato irrigidito, con il rigetto di tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni che avrebbero potuto correggere almeno in parte le problematiche segnalate anche dalle associazioni e dal mondo scientifico. Per questo il Wwf, insieme alle altre associazioni, ha scritto al Presidente della Repubblica”.

Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it
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