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Ultimo aggiornamento: 9:32

Autolesionismo e tentati suicidi, il primo libro scritto da un migrante nel cpr di Ponte Galeria: “Racconto la disperazione di chi è dentro”

L'intervista all'autore Sunjay Gookooluk, originario delle Mauritius
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Bocche cucite, rivolte scoppiate per assenza o per cibo sbagliato, tentati suicidi e pestaggi. Sono questi alcuni dei racconti raccolti nel primo libro scritto dall’interno di un ex Cie (gli attuali Cpr, Centri di Permanenza per i Rimpatri) dal titolo Diario di un invisibile, nell’inferno di un centro di detenzione amministrativa italiano (edito da Sensibili alle Foglie, in libreria dal 20 aprile 2026). I fatti narrati risalgono a circa 10 anni fa, quando a cavallo del 2014 e del 2015, l’autore Sunjay Gookooluk, originario delle Mauritius, in Italia da circa 30 anni, venne internato due volte e per diversi mesi a Ponte Galeria, a pochi chilometri dal centro di Roma, per mancanza di permesso di soggiorno.
“Ogni settimana succedeva qualcosa – dice – perché lì dentro la disperazione è veramente tanta. Tu sei lì, in un limbo e non sai quando uscirai. Ma qual è il tuo crimine? Solo essere venuto in Europa senza un regolare permesso di soggiorno.”
E così, grazie a una penna portata all’interno da un gruppo di europarlamentari in visita, Sunjay comincia ad annotare di nascosto, come in un diario, sulla carta del formaggio quello che vede, quello che vive. Proteste che sfociano in materassi bruciati, persone che bagnando le lenzuola di carta “che così diventano durissime” tentano il suicidio, ragazzi giovanissimi che per farsi ascoltare si tagliano le braccia con le lamette o si cuciono la bocca.

“Il lavoro di ricostruzione è stato lungo perché il diario di Sunjay era frammentato e diviso su vari supporti – spiega Francesca Esposito, una delle curatrici del libro insieme a Emilio Caja e Arianna Grasso – per noi questo libro è molto importante per ciò che racconta, ma anche per la sua composizione: da una parte un archivio della violenza razzista all’interno dei Cpr e dall’altra una raccolta di pensieri filosofici e poetici che riflettono sul profondo desiderio di giustizia e libertà. Questo libro è un testo politico – conclude Esposito – perché quando sui libri di scuola si racconterà di questi centri, noi saremo obbligati a porci una domanda: che ruolo abbiamo avuto in tutto questo?”

I centri di detenzione amministrativa per stranieri esistono in Italia dal 1998 e secondo i dati dell’organizzazione non governativa ActionAid Italia, hanno visto transitare al loro interno oltre 230mila persone. Negli anni tra il 2018 e il 2024 oltre il 26% delle persone trattenute erano richiedenti asilo. Alla fine del 2024 i CPR nel nostro Paese erano 11, ai quali si devono aggiungere i centri di trattenimento per richiedenti asilo (Ctra), a Modica in provincia di Ragusa, a Porto Empedocle in provincia di Agrigento e a Gjadër in Albania. Gran parte di questi centri sono collocati in aree extraurbane e in luoghi scarsamente accessibili.
“Questo libro è prezioso perché è l’unica testimonianza che esce da un centro di espulsione – dichiara Sunjay – noi su questi centri possiamo dire mille parole, ma quelle scritte rimangono a vita”

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