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Addio a Zanardi, i due incidenti che hanno segnato la sua vita: a Lausitzring l’impatto che gli amputò le gambe

Il 15 settembre 2001 la Honda del pilota bolognese fu tranciata di netto dalla vettura di Tagliani: arrivò a un passo dalla morte. Diciannove anni dopo, il 19 giugno 2020, lo scontro frontale in handbike con un camion sulle colline senesi
Addio a Zanardi, i due incidenti che hanno segnato la sua vita: a Lausitzring l’impatto che gli amputò le gambe
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Ci sono vite che sembrano spezzarsi in un istante e poi, contro ogni logica, riescono a ricomporsi. Quella di Alex Zanardi è stata una continua sfida al destino. La notizia della sua morte, arrivata nella mattinata di sabato 2 maggio, chiude una storia che è andata oltre lo sport: una storia di resistenza, di dolore attraversato e trasformato, di ripartenze quando tutto sembrava finito. Due sono gli incidenti nel destino dello sfortunato sportivo bolognese, scomparso a 59 anni: quelli che, più di ogni altro momento, hanno segnato il confine tra le sue vite.

L’incidente al Lausitzring nel 2001

Il primo è l’incidente del 15 settembre 2001, al Lausitzring, in Germania. Zanardi parte 22esimo nella gara Cart — l’ex serie per monoposto attiva fino al 2003, fino al 1996 tale campionato era spesso associato al marchio IndyCar — ma costruisce una rimonta straordinaria fino alla testa della corsa. A 13 giri dalla fine rientra ai box per l’ultima sosta. All’uscita, dopo aver tolto il limitatore, perde improvvisamente il controllo della vettura — probabilmente per acqua e olio sull’asfalto — e va in testacoda, rimanendo intraversato in pista. In quel momento sopraggiungono a velocità elevatissima le vetture di Patrick Carpentier e Alex Tagliani: il primo riesce a evitarlo, il secondo lo centra in pieno.

L’impatto è devastante, perpendicolare, proprio all’altezza del muso. La monoposto si spezza, e le conseguenze sono immediate e drammatiche: amputazione degli arti inferiori, il destro al ginocchio e il sinistro a metà coscia. Zanardi perde una quantità enorme di sangue e arriva a un passo dalla morte. I soccorsi intervengono sul posto in condizioni disperate: viene praticato un bendaggio compressivo sull’arteria femorale destra e un laccio emostatico sulla sinistra per contenere l’emorragia. Trasportato in elicottero a Berlino, arriva in shock emorragico, con valori di emoglobina bassissimi. Subisce una revisione chirurgica dei monconi e l’asportazione del ginocchio destro, ormai compromesso, restando in coma farmacologico per diversi giorni. Nel corso dei quali subisce 7 arresti cardiaci.

Seguono quindi settimane di ricovero, circa 15 interventi chirurgici e un lungo percorso di riabilitazione. Un calvario che avrebbe potuto segnare la fine di tutto. Invece diventa l’inizio di una nuova vita: il ritorno alle corse con vetture adattate, poi la scoperta dell’handbike e una carriera paralimpica straordinaria — quattro medaglie d’oro ai Giochi paralimpici di Londra 2012, quattro a quelli di Rio 2016, e 12 titoli ai campionati mondiali su strada — oltre, soprattutto, a un nuovo modo di intendere lo sport e i limiti.

L’incidente in Toscana nel 2020

Diciannove anni dopo, il 19 giugno 2020, il destino torna a bussare. Zanardi partecipa alla staffetta solidaleObiettivo Tricolore” sulle strade della Toscana. È in handbike, lungo la Statale 146, tra Pienza e San Quirico d’Orcia. Durante una discesa affrontata a circa 38 km/h, perde il controllo del mezzo e invade la corsia opposta proprio mentre sopraggiunge un camion. L’impatto è violentissimo. Le condizioni appaiono subito gravissime. Viene soccorso e trasferito in elicottero al policlinico Le Scotte di Siena, dove è sottoposto a un delicato intervento neurochirurgico e maxillo-facciale per le gravissime lesioni craniche e facciali riportate. Entra in terapia intensiva, in coma farmacologico, con prognosi riservata. Rimane in quelle condizioni per circa un mese.

Nel frattempo affronta ulteriori interventi chirurgici — almeno tre nelle settimane successive — mentre i medici cercano di stabilizzarne le condizioni. A fine luglio viene trasferito in un centro di riabilitazione a Lecco, ma alcune complicazioni rendono necessario un nuovo passaggio in terapia intensiva, questa volta all’ospedale San Raffaele di Milano. Il quadro resta complesso e incerto per mesi. Solo a novembre 2020 si parla di una condizione fisica e neurologica di relativa stabilità, che consente il trasferimento in una struttura specializzata a Padova. È lì che, nel gennaio 2021, Zanardi riacquista la coscienza, iniziando un altro lunghissimo percorso riabilitativo che proseguirà poi anche a casa, assistito dalla famiglia e da un team medico.

Parallelamente, vengono effettuate le indagini per chiarire la dinamica dell’incidente. Le perizie stabiliscono che, in quella discesa, Zanardi aveva perso il controllo della handbike finendo nella corsia opposta, mentre il camion procedeva regolarmente. Il conducente non ebbe il tempo materiale per evitare l’impatto. Nel luglio 2021 il giudice dispone l’archiviazione del caso, escludendo responsabilità penali: il camionista viene di fatto assolto.

Due incidenti, due momenti in cui tutto si è fermato. Ma Zanardi ha provato sempre a ripartire. È forse questo che resta oggi più di ogni altra cosa.

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