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Primo Maggio, Mattarella: “Morti sul lavoro tributo inaccettabile. Più attenzione ai giovani e al divario di genere”

L'intervento del presidente della Repubblica all’auditorium dello stabilimento Piaggio di Pontedera
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Una piaga “che non accenna a sanarsi”, un “tributo inaccettabile“. Così, con queste parole, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è tornato a condannare le tante, troppe, morti sui luoghi di lavoro. Lo ha fatto alla vigilia del 1 Maggio parlando all’auditorium dello stabilimento Piaggio di Pontedera, in provincia di Pisa. “Tra luoghi di lavoro e in itinere sono oltre mille le vite spezzate ogni anno” ha detto il presidente. “Nel ricordarle, rinnovando la vicinanza alle famiglie delle vittime, ribadiamo che si tratta di un tributo inaccettabile. La lotta alle incurie, all’illegalità, alle imprudenze deve coinvolgere tutti. Sono le cronache a intimarci che ciò che facciamo non è ancora abbastanza per tutelare la salute di chi lavora. Imprenditori, lavoratori, istituzioni, società. Deve migliorare l’organizzazione, il rispetto delle regole, la cultura della sicurezza comune”.

Nel suo intervento Mattarella ha anche toccato altri due nodi irrisolti nel mondo del lavoro: il divario di genere e i giovani. Due “criticità” le definisce dove bisogna intervenire con urgenza. “L’occupazione femminile in Italia è anch’essa cresciuta negli ultimi anni, raggiungendo tassi che per noi costituiscono un primato”. Tuttavia, prosegue, “resta consistente il gap da colmare rispetto alla media europea. Il divario di genere, che emerge non soltanto dai tassi di occupazione ma anche dalla disparità che perdura nelle retribuzioni e nelle carriere, va colmato con un complesso di interventi e attenzioni: sui fattori strutturali e sui contesti territoriali, ma anche sulla qualità del lavoro e sui servizi per favorire la conciliazione con gli altri impegni di vita”.

Per quanto riguarda l’accesso delle nuove generazioni al mercato del lavoro, il presidente rileva che è ancora “troppo alta l’età di ingresso“. “Nella nostra società i giovani sono poco ascoltati. C’è una scarsa attenzione alla loro maturazione e alla loro indipendenza. Se guardiamo ai lavoratori definiti indipendenti che lavorano per un solo datore – insomma lavoratori autonomi senza autonomia – scopriamo che la parte più consistente è formata proprio da under 30“. Infine, bisogna fermare la fuga dall’Italia. “Sono numerosi i giovani ben istruiti che lasciano il nostro Paese per lavorare all’estero. Sono più di quelli che vengono in Italia. Nell’interesse del Paese questa tendenza va invertita“.

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