Gli arbitri restano anche senza presidente: Zappi è decaduto, respinto il suo ricorso. “Chi conosce questa vicenda sa bene cosa è realmente accaduto”
“Scrivo queste righe con un peso nel cuore difficile da esprimere. Lascio il mio incarico con malinconia, ma anche con profondo rispetto per ciò che questa esperienza ha rappresentato nella mia vita, e con sincera gratitudine”. Comincia così la lunghissima lettera di Antonio Zappi, ormai ex presidente dell’Aia, dopo che il Collegio di Garanzia dello Sport ha respinto il suo ricorso, confermando l’inibizione di 13 mesi. Zappi decade quindi da presidente dell’Associazione italiana arbitri.
“Un pensiero va anche ai giudici: a coloro che, nella ricerca della verità e della giustizia, purtroppo non sono riusciti a trovarle. Evidentemente, parafrasando ironicamente un passaggio evangelico, la giustizia non è di questo mondo“, ha spiegato Zappi dopo aver comunicato al vicepresidente vicario Francesco Massini che il Collegio di Garanzia dello Sport ha confermato l’inibizione di 13 mesi nei suoi confronti. “Le decisioni giudiziarie però si rispettano, e scelgo di affidarmi ai numerosi attestati di stima e solidarietà ricevuti in questi mesi e in queste ore, che per me rappresentano una chiara assoluzione sul piano umano e morale. Perché chi conosce davvero questa vicenda sa bene cosa è realmente accaduto e comprende quanto essa sia inserita in un contesto ben più ampio e complesso“.
È stata infatti confermata anche nel terzo grado della giustizia sportiva infatti la sentenza del Tribunale Federale Nazionale lo scorso 12 gennaio e ribadita dalla Corte federale d’Appello il 19 febbraio. L’inibizione di 13 mesi è stata inflitta a Zappi, secondo la sentenza del Tfn di gennaio, per “aver indotto gli ex responsabili della Can C e della Can D, Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, a rassegnare le dimissioni dai rispettivi incarichi”. Il numero 1 dei fischietti era accusato dalla Procura federale di presunte pressioni legate al cambio degli organi tecnici di Serie C e Serie D. Un’inchiesta a orologeria dietro cui, oltre a una certa ingenuità del diretto interessato e le solite faide intestine all’Aia, si nascondono dietro all’ennesima manovra politica per mettere le mani sulla classe arbitrale italiana.
“Lascio il mio ruolo con la consapevolezza di aver contribuito, per quanto possibile, alla crescita dell’Aia”, prosegue Zappi, prima di rivendicare alcuni risultati del suo periodo da presidente dell’Aia, tra cui “la nomina di Organi Tecnici di altissimo profilo, dotati di competenze e credibilità riconosciute anche a livello internazionale; il rafforzamento della tutela normativa di contrasto alla violenza a favore dei giovani arbitri, frutto di un impegno istituzionale che ha portato alla modifica del Codice Penale, con l’auspicio che tale norma trovi sempre più concreta applicazione; uno storico e significativo contenimento dei costi di gestione delle designazioni arbitrali riconosciuto nei giorni scorsi dallo stesso Consiglio federale FIGC ed il rispetto di un budget 2025 Aia assegnato e fortemente ridotto, ottenuto attraverso una gestione attenta, responsabile ed efficiente, nonostante le ingiuste e infondate accuse mediatiche e, purtroppo, anche istituzionali”.
Intanto adesso il Comitato Nazionale – si legge nella nota successiva dell’Aia – disporrà nelle prossime ore la convocazione urgente del Comitato stesso per assumere le determinazioni conseguenti alla decadenza di Zappi. “Non sono invece riuscito“, sottolinea, “a portare a compimento una riforma tecnica e associativa ampia e strutturata, orientata alla progressiva professionalizzazione degli arbitri di vertice e alla ridefinizione dei percorsi per quelli di base. Non per mancanza di progetti e volontà, ma perché ogni cambiamento che si pretendeva di imporre non rispettava la storia e i valori dell’Associazione. Una riforma autentica, in particolare per il livello di vertice, può nascere solo nel rispetto dell’autonomia tecnica dell’Aia e mai contro gli arbitri. Purtroppo, il contesto in cui ho operato ha finito per confondere il medico con la malattia: chi cercava di difendere la meritocrazia tecnica dall’ingerenza politica è stato invece interpretato come parte di quelle stesse logiche che intendeva contrastare. Solo allora chi non conosce ciò di cui sta parlando può aver confuso avvicendamenti dirigenziali di esclusiva qualità tecnica con spoil system da mero scambio politico“.
Poi Zappi ha proseguito non nascondendo la propria amarezza: “Porterò con me ricordi indelebili: idee diventate realtà, primi obiettivi raggiunti, momenti condivisi intensamente. Ma anche l’amarezza per un percorso interrotto prematuramente, a causa di vicende oscure e difficili da comprendere fino in fondo”, continua la lunga lettera. Nella parte conclusiva del suo messaggio Zappi ha poi voluto ringraziare “tutti coloro che mi hanno accompagnato in questo percorso”, prima di spiegare: “Ho imparato che, nei momenti in cui si spegne la luce, un ‘come stai’ vale molto più di qualsiasi retribuzione. E non potrò mai dimenticare anche i ‘meno giovani‘, i ‘saggi’ dell’Aia, alcuni dei quali per difendermi hanno sfidato anche reprimende e avversità”, continua. “In questo periodo ho imparato molto: la resilienza nelle difficoltà e l’importanza delle relazioni autentiche. Perché, alla fine, sono sempre le persone a fare la differenza. Porterò con me ogni gesto di fiducia, ogni opportunità di crescita”, ha concluso