Groenlandia, dove la crisi climatica mostra i suoi effetti. La prof. Tommasini: “Chi vive di caccia e pesca ne subisce l’impatto in maniera drammatica”
“In Groenlandia tutti hanno coscienza del cambiamento climatico fenomeno molto evidente a queste latitudini. Soprattutto chi vive di caccia e pesca, che ne subisce l’impatto in maniera drammatica. Per esempio il ghiaccio non è abbastanza buono per andarci con la slitta con i cani, al tempo stesso magari c’è troppo ghiaccio per andare in barca, oppure la direzione dei venti è cambiata quindi le onde sono più alte, oppure, infine, piove d’inverno”. Daniela Tommasini è una geografa culturale che da trent’anni, per professione e per passione, va in Groenlandia. Nel suo libro In Groenlandia (edito da Ponte alle Grazie) racconta le persone con cui ha intessuto rapporti di amicizie e, insieme, come il paese è cambiato. A partire, appunto, dal suo clima: “Nell’Artico ormai si possono avere quattro stagioni nel giro di una giornata. Fare previsioni del tempo è difficilissimo e questo rende la vita difficile se non si vive in città. I fenomeni sono diventati sempre più estremi, magari c’è tantissima neve ad aprile e pioggia a dicembre. Molti vivono di caccia e pesca e se le condizioni diventano difficili è anche difficile mangiare”.
Perché ha iniziato ad andare in Groenlandia?
Sono arrivata per la prima volta nel 1994 per partecipare a un convegno, facevo un Dottorato in geografia alpina, e non ho più smesso. Sono entrata a far parte di un gruppo di ricerca dell’Università di Roskilde in Danimarca – North Atlantic Regional Studies – che lavorava principalmente sulla Groenlandia, non solo da un punto di vista fisico e geografico ma anche economico, sociale e ambientale. Mi sono occupata del tema dello sviluppo locale e del rapporto uomo-ambiente in zone molto periferiche, villeggi remoti, piccoli agglomerati.
I groenlandesi hanno un rapporto stretto con il mondo circostante?
Direi simbiotico: conoscono il loro territorio, il ghiaccio, l’acqua il vento da vicino. Ma il rapporto con la natura è anche un rapporto con la loro identità e cultura, precedente alla cristianizzazione. Molte giovani hanno ripreso, ad esempio, a farsi i tatuaggi tradizionali, ad utilizzare i costumi tradizionali. Sono rimasta vive anche tradizioni come il trattamento delle pelli per confezionare capi di abbigliamento. Tutto questo grazie anche alle associazioni dell’Artico che promuovono i diritti dei nativi e la salvaguardia culturale.
Nel libro parla anche della presenza della violenza domestica e dei suicidi.
L’arrivo dei colonialisti danesi e la cristianizzazione hanno portato anche cose positive, come l’alfabetizzazione, ma anche molti disagi sociali e culturali. Sul fronte della violenza e dei suicidi molto è cambiato, ora di questi temi si parla, un tempo erano un tabù. Ci sono gruppi di aiuto sul territorio che lavorano appunto sulla violenza domestica e sull’alcolismo, ci sono case di accoglienza per i bambini i cui i genitori non sono in grado di badare ed è molto diffuso l’affido. Inoltre, l’alcolismo tra i giovani si è molto ridotto, non è più come un tempo.
Che rapporto c’è con la Danimarca attualmente?
A partire dal 2009 la Groenlandia è praticamente autonoma, tranne per la politica estera. Tutti i partiti politici hanno nel loro programma l’autonomia, poi certo la questione Trump ha rimescolato tutto, ma gli Inuit sanno aspettare, lo hanno sempre fatto. Comunque mentre negli anni Novanta nella capitale si sentiva parlare prevalentemente danese, ora parlano tutti groenlandese, la lingua delle radici.
Tornando all’ambiente: a che punto è la transizione energetica?
Auto elettriche ce ne sono ma ancora in piccoli numeri e solo nelle città, l’energia idroelettrica è abbondante e questi numeri certamente saliranno. Bisogna anche pensare che la Groenlandia ha circa 56.000 abitanti, difficile che possano inquinare.
È ricca materie prime, però.
Sì, dalle più comuni alle più rare, ma il problema è come sfruttare queste materie prime a causa della mancanza di infrastrutture e di impedimenti metereologici, ambientali e culturali. La Groenlandia non ha strade che collegano le varie località, solo la capitale, che ha 20.000 abitanti, ha 150 km di strade ma interne. Inoltre i gruppi ambientalisti per fortuna sono molto forti e ascoltati, per cui niente può essere fatto se, ad esempio, in una certa zona nidifica una specie protetta o passano le balene. Pensi che quando è stato trovato dell’uranio nel sud della Groenlandia perforando una montagna, questa è stata richiusa anche per le proteste della popolazione locale. C’è un attaccamento all’ambiente molto forte.
La popolazione preferisce conservare, insomma.
Sì, per loro non esistono solo i soldi. Anni fa parlavo con un groenlandese, laureato in Danimarca dove aveva lavorato prima di tornare e fare il pescatore. Ricordo che mi disse: “Non si può sempre salire”. Nei villaggi pescano e cacciano per sé stessi e stanno molto attenti a non depredare le risorse. Ecco, anche per quello sono innamorata di questo paese. Poi va detto, però, che qui lo stato sociale provvede a tutto.
Può spiegare meglio?
Tutta l’assistenza sanitaria è gratuita, anche le case di riposo. Se qualcuno si ammala di qualche grave patologia viene mandato in ospedale in Danimarca o in Islanda, sempre gratis. Nei villaggi ci sono infermiere specializzate che contattano l’ospedale della capitale, ma se c’è un problema più grave arriva un elicottero o un aereo, a seconda di quanto remoto è il villaggio, con un medico. Poi certo, vivendo sempre all’aria aperta, pescando o cacciando, gli Inuit hanno spesso incidenti, così come problemi dovuti al lavoro usurante, alla schiena o alla muscolatura, quindi l’età media è un po’ più bassa della nostra. Ma non sono troppo fissati con la longevità, non fanno drammi con la vecchiaia e quando devono andare se ne vanno. Anche questo, in fondo, testimonia di un rapporto con l’ambiente autentico e profondo.