La destra rialza la testa sulla giustizia: riparte l’iter per riformare la prescrizione. Sisto: “Spero nel via libera entro l’estate”
Dopo oltre due anni di stallo, l’iter della riforma della prescrizione è pronto a ripartire al Senato. Nonostante lo shock referendario, Forza Italia porta a casa il primo punto nella sua battaglia per non lasciar cadere i progetti di legge sulla giustizia in discussione in Parlamento. Mercoledì mattina, su proposta del capogruppo azzurro Pierantonio Zanettin, l’Ufficio di presidenza della Commissione Giustizia di palazzo Madama ha deliberato di riavviare l’esame del provvedimento, che ha avuto il via libera della Camera nell’ormai lontano gennaio 2024. A favore della decisione tutti i rappresentanti dei partiti di maggioranza, compresa la presidente leghista Giulia Bongiorno, contrari i capigruppo di opposizione. La mossa è il primo tentativo del centrodestra di rialzare la testa sulla giustizia dopo la sconfitta nel voto di marzo: un obiettivo prioritario per Forza Italia, che nei giorni scorsi, con una lettera firmata dai nuovi capigruppo Stefania Craxi ed Enrico Costa, aveva chiesto agli alleati e al ministro della Giustizia Carlo Nordio di “portare avanti alcuni interventi che giacciono nelle Commissioni, alcuni dei quali hanno già ottenuto l’approvazione di uno dei due rami del Parlamento”. Un riferimento esplicito proprio al testo sulla prescrizione e a quello sul sequestro degli smartphone, approvato invece dal Senato (ad aprile 2024) e da allora fermo in commissione a Montecitorio.
La proposta di legge “resuscitata”, a prima firma del deputato berlusconiano Pietro Pittalis, ripristina il decorso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, cancellando il blocco imposto nel 2019 dalla legge Spazzacorrotti dell’ex ministro della Giustizia M5s Alfonso Bonafede. Allo stesso tempo, però, elimina anche il meccanismo dell’improcedibilità inventato nel 2021 dalla riforma Cartabia, in base al quale il processo si estingue se dura più di due anni in Appello o più di un anno in Cassazione. Il nuovo testo tornerebbe a un meccanismo simile a quello previsto dalla riforma Orlando, in vigore dal 2017 al 2019: la clessidra dell’estinzione si bloccherebbe per un massimo di due anni dopo la sentenza di primo grado e per un massimo di un anno dopo quella di secondo grado (nella Orlando entrambi i periodi erano di 18 mesi). Se la proposta diventasse legge, si tratterebbe della quarta riforma della prescrizione in meno di dieci anni: un ginepraio che causerebbe enormi problemi applicativi, come aveva segnalato il Consiglio superiore della magistratura nel suo parere sul testo. Dopo l’ok alla Camera, l’esame della proposta era iniziato in Commissione al Senato con alcune audizioni tra marzo e aprile 2024, per poi interrompersi quasi subito. Ora l’iter ripartirà proprio dalle audizioni. Parlando con i cronisti alla Camera, Francesco Paolo Sisto risponde fiducioso a chi gli chiede se sia possibile un’approvazione entro l’estate: “Lo spero, volesse il cielo”, dice il viceministro azzurro della Giustizia. “È un tema che a noi sta a cuore, vogliamo portarlo a casa. Se riparte in Senato basta portarlo in Aula, non c’è granché da fare. Stessa cosa per gli smartphone”.
Soddisfatto anche il capogruppo alla Camera Costa: “La macchina delle riforme liberali in materia di giustizia si rimette in moto su impulso di Forza Italia. La pdl in materia di prescrizione, già approvata dalla Camera, riparte in Commissione Giustizia al Senato: è un segnale molto positivo per cancellare il “fine processo mai” a cui le riforme di matrice forcaiola dei 5 Stelle hanno condannato il nostro sistema. È inaccettabile scaricare sul cittadino i ritardi dello Stato nella celebrazione dei processi”, dichiara. Per la sua omologa al Senato Craxi, “si tratta di un passo importante per far sì che l’accertamento giudiziario avvenga in tempi finalmente ragionevoli. Auspichiamo che, analogamente, possano sbloccarsi altri provvedimenti importanti”. Mentre il senatore Zanettin rivendica: “Il centrodestra, compatto, ha sostenuto la mia richiesta di riprendere il lavoro su un tema di grande rilevanza. Una iniziativa che concretizza la necessità di riprendere in mano le nostre riforme garantiste. Il risultato referendario ci ha dato un’indicazione chiara sull’importanza che gli italiani riconoscono ai temi relativi alla giustizia. È quindi nostro dovere portare avanti tutti quegli interventi che sono in grado di agire sull’efficacia del sistema e sulla tutela delle garanzie dei cittadini”.