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“Chi di spada ferisce, di spada perisce”: il post di Rocca, assistente da cui parte lo scandalo arbitri. I colleghi: “Solo noi sappiamo quello che abbiamo vissuto”

Tutto nasce infatti da una lettera di denuncia presentata dallo stesso arbitro calabrese alla Commissione Arbitrale Nazionale, archiviata dalla giustizia sportiva, ma ora al centro delle verifiche della Procura di Milano
“Chi di spada ferisce, di spada perisce”: il post di Rocca, assistente da cui parte lo scandalo arbitri. I colleghi: “Solo noi sappiamo quello che abbiamo vissuto”
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“Chi di spada ferisce, di spada perisce…”. Poche parole, che hanno però da subito fatto il giro dell’Italia. È quanto ha scritto in un post social Domenico Rocca, assistente arbitrale da cui parte lo scandalo arbitri che ha sconvolto il paese e ha portato all’autosospensione del designatore arbitrale di Serie A e Serie B Gianluca Rocchi e del supervisore var Andrea Gervasoni. Tutto nasce infatti da una lettera di denuncia presentata dallo stesso Rocca, indirizzata alla Commissione Arbitrale Nazionale alla fine della scorsa stagione, archiviata dalla giustizia sportiva, ma ora al centro delle verifiche della Procura di Milano. L’arbitro calabrese – che nelle stagioni passate aveva scalato rapidamente le categorie dalla D fino alla Serie A – è rimasto nell’organico della Serie A fino alla passata stagione, quando, con la lettera indirizzata alla Commissione Nazionale Arbitri, aveva denunciato un senso di frustrazione per essere stato, a suo dire, penalizzato da un sistema ingiusto dopo esser stato chiamato per 14 partite totali: 13 di Serie B e una di Serie A.

Sotto al post Facebook c’è un commento del collega Pasquale De Meo: “Amico mio…solo noi sappiamo quello che abbiamo vissuto e condiviso…oggi come ieri…essere UOMINI prima di tutto…essere Liberi! Fiero e orgoglioso di essere stato sempre al tuo fianco e di continuare ad esserlo…sempre a testa alta…un abbraccio grandissimo, ti voglio bene!”. E ancora, anche l’ex arbitro Daniele Minelli scrive: “Eh già… l’ambientino trasparente e meritocratico…”.

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