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Caos in +Europa, l’assemblea si infiamma: Della Vedova chiede di azzerare la segreteria, la mozione passa ma viene dichiarata “non legittima”

Tensione nell'Assemblea nazionale di +Europa: passa la mozione per azzerare la segreteria, guidata da Riccardo Magi. Ma la presidente la valuta "non legittima"
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“Tutto questo è ridicolo“, “vogliamo i voti”, c’è chi persino fa il verso, a microfono aperto, con un “pepepepe-pepepepereee“. In una domenica assolata e purtuttavia mite, è un po’ a Roma e un po’ nelle case degli eletti dal Congresso, collegati da remoto, che il clima s’infiamma: è in corso il secondo giorno di Assemblea nazionale di +Europa, e a metà pomeriggio scoppia il caos. La presidente dell’Assemblea, Agnese Baldinucci, fatica a placare le polemiche. Vuole andare avanti, ma gli iscritti la bloccano: “Fermiamo i lavori”.

A eccitare gli animi è stata la mozione presentata dal presidente del partito, Matteo Hallissey, presidente (anche) dei Radicali italiani, noto per i video di protesta contro tassisti e balneari costatigli insulti e più di un’aggressione. Che cosa chiede il documento di Hallissey, sostenuto dai uno dei big di +Europa, vale a dire Benedetto Della Vedova? Azzerare completamente la segreteria e convocare un congresso straordinario. Il segretario del partito è Riccardo Magi, i vicesegretari sono Rosario Mariniello e Antonella Soldo, la tesoriera è Carla Taibi.

Il voto però, più o meno incomprensibilmente, va per le lunghe. E il risultato, nonostante ci siano soltanto cento preferenze da conteggiare, si fa attendere. Così, quando Baldinucci vuole proseguire coi lavori, diversi eletti dal Congresso – quindi con diritto di voto e di parola in Assemblea – si mettono di traverso. E la presidente deve cedere. Finché, finalmente, non annuncia l’esito: “Cinquantadue favorevoli“. Cala il silenzio. Qualcuno al microfono dice “approvata”. Qualcun altro chiede conferme: “Scusa, Agnese, quindi la mozione è approvata?”. Baldinucci replica stizzita, anche perché fino a pochi secondi prima si era dovuta sorbire le critiche sulle lungaggini dello scrutinio: “Con 52 su 100… poi non siamo noi che facciamo fatica a contare”. Un iscritto allora urla da casa: “Però fai fatica a dirlo, però fai fatica a dirlo”.

Nei minuti successivi la mozione viene valutata “non legittima”. E la ragione è (apparentemente) chiara: da statuto, il congresso si deve tenere ogni tre anni a meno che non venga approvata una sfiducia della segreteria votata da almeno i due terzi dell’assemblea. “Come accade in tutti i partiti, in particolare in quelli autenticamente democratici, e ancor più con l’avvicinarsi delle elezioni anche +Europa è attraversata da un confronto interno vivace e articolato” è il commento di Magi. “È mia precisa volontà – ha assicurato – valorizzare questo dibattito, ascoltando tutte le posizioni e trasformandole in un elemento di rafforzamento politico, per mettere il partito nelle condizioni migliori di portare avanti il nostro impegno per un’Europa federale e a difesa dello stato di diritto”.

Detto che per le regole del partito la mozione non può essere attuata, Magi ha concluso che “è importante raccogliere l’invito che oggi arriva dall’assemblea sull’esigenza di dotarsi di strumenti che valorizzino il confronto interno e arrivino a una sintesi chiara su alleanze politiche, agenda e regole in vista delle sfide dei prossimi mesi, elettorali e non. Al contempo avvieremo subito una fase di revisione delle regole congressuali che sono ritenute da più parti inadeguate”.

Ma le parole di Magi non sono servite né per sedare le polemiche né per allontanare quello che a tutti gli effetti può diventare uno strappo interno al partito. Per Della Vedova, infatti, la mozione era “perfettamente legittima altrimenti, va da sé, non sarebbe stata messa ai voti. Al di là di tutto, penso che nella situazione in cui +Europa si trova oggi e in vista delle elezioni politiche del prossimo anno, un congresso politico da tenersi al più presto sia la via migliore per una ripartenza forte e unitaria, piuttosto che andare avanti in una difficile situazione di divisione negli organi interni e senza maggioranza, scenario che rischia altrimenti di paralizzarci”. Dello stesso avviso Hallissey, secondo cui vanno “rispettati i meccanismi democratici interni” e “serve aprire una fase di confronto autentico, a partire da un dibattito sul Congresso libero da veti da parte del segretario o della presidente dell’assemblea. Questa è l’unica via se si intende tutelare la nostra comunità e rafforzarsi in vista delle sfide che ci attendono, a cominciare dal porre al centro del dibattito pubblico il tema di un’Europa più forte”.

Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it
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