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Ultimo aggiornamento: 17:27

“Le risposte su dazi e crisi energetica? Ci aspettavamo di più dal governo”. La delusione degli imprenditori del Vinitaly nel giorno della visita di Salvini e Meloni

Tra gli stand della più importante fiera del vino italiana, gli imprenditori del settore mostrano scetticismo nei confronti delle politiche adottate dal governo Meloni
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Giorgia Meloni fa tappa al Vinitaly di Verona in uno dei momenti più difficili per il mondo del vino. Viene accolta da cori e applausi prontamente ripresi dalle telecamere di Palazzo Chigi. Ma basta allontanarsi pochi metri dal codazzo di ministri e scorte per intercettare un sentimento diverso tra diversi produttori di vino. Dal Veneto alla Sicilia, in tanti non sono soddisfatti delle misure intraprese dal governo per limitare i danni causati dalle tensioni internazionali e non solo. “Non ci sentiamo tutelati, si dovrebbe fare qualcosa in più” spiega un’imprenditrice campana che ha scelto di puntare sul solare per mettersi al riparo dalle fluttuazioni del prezzo dell’energia. “Una scelta che dovrebbe fare anche l’Italia”. Ma anche tra gli elettori di Meloni regna lo scetticismo: “Ci aspettavamo qualcosa di più” ammette un produttore veneto della Valpolicella. A preoccupare è “l’incertezza” legata alle tensioni internazionali. “I dazi non hanno dato una mano e poi ci sono le guerre di Trump” spiega un altro imprenditore veneto. Poco più in là compare Salvini, anche lui impegnato parallelamente a Meloni, in un giro tra gli stand. Il vice premier brinda alla pace e avverte “Con gli insulti al papa non si riaprono gli stretti”. Meloni assicura al mondo del vino “risposte tempestive” ma al momento gli effetti non sembrano vedersi. “Non ci sentiamo tutelati, si dovrebbe fare di più” aggiunge un imprenditore del biologico siciliano. Per un suo collega marchigiano la questione non riguarda la tutela o no di questo governo: “forse abbiamo bisogno di tecnici che sanno dove mettere le mani”.

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