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Sovranista a chi? Il fuggi fuggi dal bosco stregato (e sfigato) di Donald Trump | il commento

Prima l'Australia, poi il Canada, ora l'Ungheria: la misura della distanza dal presidente degli Stati Uniti oggi certifica la capacità di salvarsi
Sovranista a chi? Il fuggi fuggi dal bosco stregato (e sfigato) di Donald Trump | il commento
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Perché la destra inizia a perdere un po’ ovunque nel mondo? Perché il sovranismo non è più la luce che irradiava il trittico vincente “Dio, Patria e famiglia”? Merito dei soldi anzitutto. La recessione economica dell’Europa è – per esempio – figlia delle guerre che Donald Trump sta lanciando nel mondo. Il sovranista numero uno espone in modo perfetto la sua mercanzia e il proprio lifestyle: lui sceglie cosa fare, lui decide chi attaccare, con chi contrattare, dove fare i soldi e come spenderli. Tutti gli altri a guardare.

Il sovranista numero uno, il tycoon super forte, il riccone d’America, produce conti in rosso nei bilanci dei governi anche suoi alleati. Dunque: sovranista a chi? L’Ungheria, otto milioni di abitanti, ha finora vissuto con i fondi dell’Unione europea. Budapest è fruitore netto delle casse di Bruxelles. Secondo l’ultimo rendiconto circa cinque miliardi di euro il saldo incassato da Budapest. E dunque sovranista a chi? Le ricette politiche hanno sempre bisogno di essere validate, hanno un loro tempo di messa in prova. Due anni sembrano siano già bastati per farsi venire qualche dubbio su questi qua.

La crisi reputazionale di Trump (e l’incredibile attacco al Papa ne è l’ultima catastrofica conferma) diviene anche il documento visivo che le politiche di destra – alla fine dei conti – non rendono ricchi ma spesso producono poveri. Prima l’Australia, con l’elezione del quieto leader laburista Anthony Albanese, poi il Canada dell’economista liberale Mark Carney, adesso l’Ungheria che incorona Peter Magyar, figlio prediletto di Bruxelles. La misura della distanza da Trump oggi certifica la capacità di salvarsi. Strano ma vero.

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