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Trump chiede navi dragamine agli alleati per Hormuz: la nuova grana di Meloni. M5s: “Venga in Aula, non può obbedire all’ordine”

Il pressing Usa sugli alleati europei: ma una missione per sminare lo Stretto sarebbe estremamente pericolosa in un contesto di guerra in corso
Trump chiede navi dragamine agli alleati per Hormuz: la nuova grana di Meloni. M5s: “Venga in Aula, non può obbedire all’ordine”
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Mentre le forze armate americane confermano che il blocco navale dello Stretto di Hormuz deciso da Donald Trump è entrato in vigore alle 16 (ora italiana) di lunedì, si apre una delicatissima partita sulla crisi iraniana che coinvolge anche l’Italia. Domenica, infatti, lo stesso presidente americano ha annunciato che gli Stati Uniti, insieme al Regno Unito “e un paio di altri Paesi“, stanno inviando dragamine nello Stretto di Hormuz per liberare il passaggio.

L’obiettivo sarebbe quello di riattivare il transito in quello Stretto fondamentale per il trasporto del petrolio e dei fertilizzanti, ma che l’Iran avrebbe minato. Il riferimento di Trump a Londra e ad altri Paesi coinvolge automaticamente anche l’Italia, semplicemente perché sono solamente quattro gli Stati europei a disporre di dragamine: altre alla Gran Bretagna anche Italia, Germania e Olanda.

Giorgia Meloni, negli scorsi giorni, aveva aperto alla possibilità di un contributo italiano per garantire un transito sicuro attraverso lo Stretto ma a condizione che ciò avvenga “in una fase post-conflitto“, quindi in un contesto di pace o comunque di cessate il fuoco. Il fallimento dei colloqui Usa-Iran nel primo incontro in Pakistan ha complicato di molto la vicenda, resa ancora più critica dalla dura posizione assunta da Trump con l’annuncio del blocco navale a Hormuz.

Una missione per sminare lo Stretto sarebbe estremamente pericolosa, con il serio rischio di subire pesanti attacchi da parte dell’Iran. Ma la pressione di Donal Trump agli alleati europei si fa sempre più pesante. Il Regno Unito si è affrettato a sottolineare che non parteciperà all’applicazione del blocco militare statunitense contro i porti iraniani: come spiega la Bbc, navi e soldati della Marina britannica non saranno impiegati per bloccare i porti del paese, ma le dragamine e le unità anti-drone continueranno ad operare nella regione.

Dal governo italiano, al momento, le bocche sono cucite. Indiscrezioni parlano recenti contatti tra l’esecutivo e la Casa Bianca. Ma c’è nessuna notizia ufficiale su quale sarà la posizione di Meloni: cederà al pressing Usa?

La vicenda intanto finisce nel dibattito parlamentare. Per i capigruppo del Movimento 5 stelle nelle Commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera, la premier “ha il dovere di venire in aula, perché una decisione del genere deve passare per il Parlamento e noi saremo lì per dirle di tenere l’Italia fuori dalla guerra illegale voluta da Trump e Netanyahu”. “Meloni non può obbedire all’ennesimo ordine di Trump, che ora pretende di trascinarci nella sua folle guerra all’Iran imponendo l’invio di dragamine italiane nello Stretto di Hormuz, non più per una missione post-conflitto ma in un contesto ad alto rischio, dato il controblocco navale deciso da Trump nello Stretto”, scrivono la senatrice Alessandra Maiorino e i deputati Francesco Silvestri e Arnaldo Lomuti.

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