Istruttore di nuoto in Svizzera. “A Milano troppo stress. Qui i bimbi vanno a scuola da soli e non ci sono inferriate alle finestre”
“A Zurigo ho trovato un lavoro remunerativo, maggiore sicurezza e una migliore qualità della vita. A Milano lo stress era diventato un problema da cui fuggire”. Lorenzo Pardini, 37 anni, toscano di origine ma cresciuto nella provincia di Milano, è un istruttore di nuoto e giornalista. Dal 2020 vive in Svizzera insieme a sua moglie, giocatrice e insegnante di padel. “Non è stato semplice, all’inizio mandavo curriculum per posizioni da istruttore di nuoto in istituti privati, che qui è materia scolastica, senza ricevere risposta. Poi, quando ho iniziato a scrivere che sarei arrivato a Zurigo in una specifica data, hanno iniziato a rispondermi”, racconta al fattoquotidiano.it. “All’inizio non conoscevo il tedesco. Dopo molti colloqui mi ha assunto una scuola a 45 minuti di auto da dove vivevamo, in un altro Cantone, tra Berna e Zurigo. Prendevo 1000 franchi al mese (circa mille euro) lavorando un giorno a settimana, ora ho un contratto in quattro scuole pubbliche, con stipendio e benefit maggiori”.
Lorenzo è laureato in Giurisprudenza, appassionato di sport e di giornalismo, nel 2012 inizia a lavorare come freelance, seguendo lo sport per varie testate nazionali. Parallelamente avvia una carriera da istruttore di nuoto, prima ad Assago, poi a Milano. Si sposa nel 2017. La vita scorre fino all’arrivo della pandemia, dove il mondo intero, e soprattutto lo sport, si fermano. “Quell’esperienza ci ha fatto capire quanto per noi non fosse più accettabile la frenesia della città, ma non avevamo idea di dove andare. Io non avevo potuto fare l’Erasmus e, anche per questo, avrei voluto vivere un’esperienza diversa”, confessa Lorenzo. Dove andare? Arriva in soccorso un ex compagno di università trasferitosi Zurigo. “Mi raccontò come si viveva bene, il comfort della città con tutti i suoi servizi ma non una metropoli come Milano. Senza contare, poi, che in pochi chilometri avremmo potuto vivere la campagna intorno al lago”. Fanno un paio di viaggi nei mesi successivi, e la Svizzera effettivamente fa colpo. “Avevo provato a mandare curriculum per delle collaborazioni giornalistiche alle testate del Canton Ticino. Nulla. Allora provai con il nuoto. Attraverso la federazione – e qualche ora di formazione aggiuntiva – ho convertito il brevetto italiano con l’equivalente svizzero. E poi ho iniziato a cercare lavoro come istruttore di nuoto”.
Non è stato così semplice. A Zurigo e dintorni si parla tedesco e questo è un ostacolo non indifferente. “E io non sapevo parlare il tedesco, qualche parola. Quindi alle prove non mi prendevano mai”. Con un po’ di fortuna e tenacia, però, arriva il primo contratto per una scuola. E questo apre anche alla possibilità di richiedere il permesso di soggiorno. “Ho iniziato a studiare tedesco ed ho appreso quanto qui sia utile e importante la formazione. Nel mio caso l’ho sempre fatta al Centro Nazionale Svizzero, nel Canton Berna, dove è possibile formarsi in oltre 70 sport diversi – spiega Lorenzo –. Ho conosciuto persone che hanno cambiato completamente campo lavorativo, anche in tarda età, proprio attraverso questo tipo di formazione”. Lorenzo ha avuto accesso anche al percorso per prendere il diploma federale, che gli permetterà di avere un contratto a tempo indeterminato. “La formazione si paga, non è gratuita, ma la Confederazione mi rimborserà il 50% dei costi una volta ottenuto il diploma. Anche i sindacati qui incentivano la formazione: rimborsano fino ad un terzo della spesa per un tetto massimale di 1000 franchi. È una possibilità in più anche per chi perde il lavoro: qui è facile licenziare nel settore privato, ma c’è un turnover continuo”.
A fine 2022 nasce sua figlia. “Se devo fare un confronto con Milano le differenze sono palpabili, soprattutto se si parla di sicurezza: prima con le inferriate alle finestre nel nostro palazzo entravano comunque i ladri, qui neanche le abbiamo montate. I bambini vanno a scuola da soli o alla fermata del bus. Ti senti al sicuro”. E sul futuro dice: “La nostra idea è quella di rimanere. Io ho preso da qualche mese il permesso permanente illimitato, tra cinque anni potrò richiedere la cittadinanza”, afferma Lorenzo. “L’Italia? Più che altro mancano amici e parenti. Torniamo per le feste, ma qui è dove abbiamo scelto di vivere”.
Articolo aggiornato il 13 aprile alle 14.01
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