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“Io non ho colpe, non ho mai detto di essere un fenomeno o di valere 100 milioni”: Pio Esposito parla dopo l’errore in Nazionale

Dopo la delusione ai rigori con la Bosnia, l'attaccante 20enne torna titolare con l'Inter nella sfida decisiva contro il Como
“Io non ho colpe, non ho mai detto di essere un fenomeno o di valere 100 milioni”: Pio Esposito parla dopo l’errore in Nazionale
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“Io non ho colpe: non ho mai detto di essere un fenomeno o di valere 100 milioni. Sono solo uno che dà il massimo tutti i giorni”. Pio Esposito rompe il silenzio dopo il rigore sbagliato contro la Bosnia nei playoff per i Mondiali 2026 e, in un’intervista al Corriere della Sera, respinge le critiche e ridimensiona le aspettative cresciute attorno al suo nome.

L’attaccante dell’Inter torna su quella notte di Zenica: “Avevo lo sguardo fisso in un punto e non riuscivo a capire cosa fosse successo, ero sotto terra”. Una delusione difficile da smaltire, accompagnata dal timore di aver tradito le attese: “Il primo pensiero è di aver deluso i compagni, le persone a casa, gli amici, la famiglia”. Ma la convinzione resta intatta: “Rigori ne calcerò ancora, ne segnerò e qualcuno lo sbaglierò“.

Nel mirino anche l’etichetta di talento “gonfiato”: “C’è esagerazione, sia nel bene che nel male. Sono un ragazzo di 20 anni che arriva dalla B, a cui nessuno ha regalato nulla”. Un percorso costruito passo dopo passo, tra difficoltà e crescita, come dimostrano gli inizi complicati in Serie B: “Nel primo anno ho fatto molta fatica, ho segnato solo 3 gol e ci siamo salvati all’ultima giornata”.

A Milano, però, Esposito ha trovato l’ambiente giusto per maturare. Accanto a lui c’è Lautaro Martinez, modello e riferimento: “Quello che ti emoziona è la sua cattiveria, la passione, la fame che ha: anche in allenamento gioca come fosse la finale del Mondiale“. E poi Cristian Chivu, l’allenatore che lo conosce da sempre: “Gli devo tanto per la fiducia che ha avuto in me”.

Per gestire la pressione, il giovane attaccante ha scelto di farsi aiutare: “Da qualche mese lavoro con uno psicologo dello sport: mi sfogo, mi dà consigli pratici”. Un supporto che si affianca a una forte autocritica: “Riguardo le partite, gli errori e mi rimprovero. Ma credo sia positivo”. La strada è ancora lunga, ma la direzione è chiara. “Ho sempre voluto fare il calciatore e ho esaudito il primo sogno. Adesso devo inseguire tutti gli altri“, dice Esposito. A partire dal primo scudetto con l’Inter: Lautaro è infortunato, domenica sera contro il Como toccherà a lui affiancare Marcus Thuram in una sfida decisiva per il finale di campionato.

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