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Biennale di Venezia, l’Ue avvia l’iter per tagliare i fondi dopo l’apertura del Padiglione russo. La replica: “Nessuna norma violata”

La Commissione europea ha inviato l'avvertimento al presidente Buttafuoco. L'istituto lagunare in una nota: "Agito nel pieno rispetto delle convenzioni". La Lega insorge, M5s: "Atto grave e arrogante". Nel frattempo, l'Ucraina sanziona 5 rappresentati di Mosca
Biennale di Venezia, l’Ue avvia l’iter per tagliare i fondi dopo l’apertura del Padiglione russo. La replica: “Nessuna norma violata”
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La riapertura del Padiglione russo alla Biennale di Venezia torna ad infiammare il dibattito politico. Questa volta la scintilla arriva dalla Commissione europea, che ha deciso di dare seguito alle minacce di un mese fa. L’avvertimento dell’Ue, confermato all’Ansa dalle istituzioni comunitarie, è arrivato con una lettera al presidente della fondazione, Pietrangelo Buttafuoco: l’esecutivo di Bruxelles ha deciso di avviare la procedura per tagliare i fondi all’istituto lagunare se non ci sarà una marcia indietro. Una mossa che ha fatto infuriare sia la Lega che il Movimento 5 Stelle.

Nella lettera, la Commissione Ue ipotizza che la Biennale abbia violato le sanzioni europee contro la Russia autorizzando la partecipazione di artisti russi come “delegazione governativa” e chiede pertanto di interrompere il progetto. La Biennale avrà trenta giorni per chiarire la propria posizione o fare retromarcia, altrimenti perderà una sovvenzione di due milioni di euro per un periodo di tre anni, dal 2025 al 2028. Il tempo stringe, perché la 61esima Esposizione internazionale d’Arte sarà inaugurata il 9 maggio e nei tre giorni precedenti si terrà la ‘vernice’ per la stampa, gli stessi tre giorni che la delegazione russa intendeva utilizzare per performance artistiche.

In serata è arriva la nota diffusa dalla Biennale, che “esprimerà nei tempi e termini dovuti le proprie ragioni, certa di non aver violato alcuna norma e di aver agito nel pieno rispetto della convenzione in essere con l’Eacea”. L’istituto presieduto da Buttafuoco “conferma altresì di aver agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti e nei limiti delle proprie competenze, responsabilità e finalità”. La Biennale di Venezia, precisa ancora la nota, “ha ricevuto in data 10 aprile 2026, da parte dell’European Education and Culture Executive Agency (Eacea) della Commissione europea, una lettera dove si informa che – poiché la Biennale “permette alla Federazione Russa di riaprire il proprio padiglione nazionale alla 61a Esposizione Internazionale d’Arte” – l’Eacea intende “sospendere o cancellare” il finanziamento precedentemente accordato alla Biennale, precisando di far pervenire eventuali osservazioni in merito entro 30 giorni dal ricevimento della lettera”.

Non arrivano reazioni nemmeno dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che si era opposto alla decisione della Biennale, chiedendo le dimissione di Tamara Gregoretti, la componente del cda che si era espresse favorevolmente sul ritorno della Russia alla Biennale. E ha disertato la presentazione del Padiglione Italia. Al tempo stesso, Giuli ha richiesto la documentazione alla Biennale sui rapporti con le autorità russe e si è riservato una decisione in materia. Nel frattempo la Commissione europea attende anche un parere dal ministero degli Esteri italiano sulla “compatibilità” tra la riapertura del padiglione russo e il regime sanzionatorio.

Matteo Salvini parla di “volgare ricatto da parte della burocrazia europea nei confronti di uno degli enti culturali più importanti e liberi del mondo”. “Siamo veramente alla follia – attacca il leader della Lega – con quello che accade nel mondo e in Iran, che a Bruxelles minaccino le istituzioni culturali italiane è veramente imbarazzante“. Sono diversi gli esponenti del Carroccio a stigmatizzare l’affondo della Commissione, compreso il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, che invita tutti ad “avere un obiettivo più alto, che è quello della pace”.

Anche il capogruppo M5S al Senato, Luca Pirondini, definisce la decisione di Bruxelles “un atto grave e arrogante“. “È un’ingerenza politica sull’autonomia e sulla libertà culturale degli italiani espressa con il linguaggio dei burocrati”, aggiunge Pirondini. Per poi rivolgersi al governo, che per ora tace: “Davanti a tutto questo, i ‘patrioti’ ancora una volta staranno zitti e obbediranno a Bruxelles?”. Secondo Angelo Bonelli, leader di Avs, “la vicenda della Biennale di Venezia mette in luce un doppio standard politico sempre più evidente e inaccettabile nelle scelte dell’Unione Europea, evidenziandone l’ipocrisia”. Bruxelles – spiega – interviene sulla Russia e tace su Israele.

Intanto, l’Ucraina ha imposto sanzioni a cinque rappresentanti del padiglione nazionale della Russia alla prossima Biennale. I sanzionati sono Anastasia Karneeva, commissaria del padiglione russo; Mikhail Shvydkoy, rappresentante della Russia per gli scambi culturali internazionali ed ex ministro della Cultura; e gli artisti Artem Nikolaev, Ilya Tatakov e Valeria Oleinik. Lo ha reso noto la ministra della Cultura, Tetyana Berezhna, sostenendo che “sono direttamente coinvolti nella promozione di progetti culturali sostenuti dallo Stato russo, legati alla propaganda, al complesso militare-industriale e alla normalizzazione dei crimini di guerra. La Russia non deve usare le piattaforme culturali globali per legittimare la guerra”. Il provvedimento sanzionatorio è stato poi rilanciato sui canali social dall’Ambasciata dell’Ucraina in Italia. L’iniziativa segue un appello di decine di europarlamentari e la lettera al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, inviata dai ministri della Cultura e degli Esteri di 22 Paesi europei, che hanno definito “inaccettabile la partecipazione della Russia”, chiedendo lo stop alla presenza della Federazione russa a Venezia.

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