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Verso l’annullamento della condanna di Stephen Bannon dopo una sentenza della Corte Suprema

A riportare per primo la notizia è stato ilNew York Times, che sottolinea come l’azione della Corte arrivi in risposta a una richiesta diretta dell’amministrazione Trump
Verso l’annullamento della condanna di Stephen Bannon dopo una sentenza della Corte Suprema
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La Corte Suprema Usa ha aperto lunedì la strada all’annullamento della condanna penale di Stephen Bannon, storico consigliere del presidente Donald Trump, per oltraggio al Congresso. A riportare per primo la notizia è stato ilNew York Times, che sottolinea come l’azione della Corte arrivi in risposta a una richiesta diretta dell’amministrazione Trump, desiderosa di eliminare dal curriculum giudiziario del fedelissimo Bannon una condanna confermata in appello.

Bannon aveva già scontato quattro mesi di carcere a seguito della condanna del 2022, pronunciata dopo il rifiuto di testimoniare davanti alla commissione della Camera che indagava sull’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. La Corte d’appello del Distretto di Columbia aveva confermato il verdetto la condanna, ma l’amministrazione Trump, attraverso il procuratore generale D. John Sauer, aveva chiesto alla Corte Suprema di rinviare il caso al tribunale inferiore affinché l’accusa fosse archiviata, motivando la decisione con la discrezionalità del Dipartimento di Giustizia e l’interesse della giustizia.

L’ordine della Corte Suprema, emesso con una formula di routine di sole due frasi, rinvia dunque il caso alla Corte d’Appello del D.C. Circuit per “ulteriore considerazione alla luce della mozione pendente per l’archiviazione dell’accusa”. La decisione elimina formalmente la condanna e trasferisce la palla al giudice federale Carl J. Nichols di Washington. Secondo quanto riportato dal New York Times, l’archiviazione non avrebbe un impatto pratico immediato, dato che Bannon ha già scontato la pena, ma rappresenta un chiaro segnale politico e giuridico. Si inserisce infatti in un modello ricorrente in cui l’ex presidente Trump ha utilizzato il Dipartimento di Giustizia per proteggere alleati e colpire avversari, concedendo clemenza e perdoni a sostenitori coinvolti nell’assalto al Campidoglio.

Il caso Bannon aveva già suscitato polemiche all’epoca del processo. L’ex consigliere, che aveva svolto un ruolo marginale rispetto all’assalto del 6 gennaio, aveva ignorato la richiesta della Camera che chiedeva informazioni sul suo ruolo nella pianificazione e nella comunicazione politica che aveva portato all’assalto. La Camera aveva quindi votato per dichiararlo in oltraggio al Congresso, trasmettendo la questione al Dipartimento di Giustizia per la prosecuzione penale. Durante il processo, i legali di Bannon avevano sostenuto che il loro cliente agiva su consiglio di avvocati che gli avevano detto che poteva ignorare il subpoena invocando il privilegio esecutivo riconosciuto al presidente Trump. Nonostante le contestazioni, Bannon era stato condannato da una giuria nel luglio 2022 presso il Tribunale Federale di Washington.

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