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Inchiesta San Siro, la replica di Sala: “Operato per il bene di Milano. Non c’è riferimento a ipotesi corruttive”

Nove indagati per la cessione dello stadio a Inter e Milan, il sindaco rompe il silenzio e rivendica l'operato del Comune: "Trattativa estremamente lunga, complessa, dura e condotta nell'esclusivo interesse pubblico"
Inchiesta San Siro, la replica di Sala: “Operato per il bene di Milano. Non c’è riferimento a ipotesi corruttive”
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“Attendiamo con fiducia lo sviluppo delle indagini ritenendo che gli uffici abbiano operato in buona fede e per il bene di Milano“. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, rompe il silenzio e in una nota commenta gli sviluppi dell’inchiesta sulla vendita dello stadio di San Siro a Inter e Milan. “Si è cercato di far fronte a un rischio, e cioè l’abbandono della città di Milano da parte delle nostre due società calcistiche, attraverso una trattativa estremamente lunga, complessa, dura e condotta nell’esclusivo interesse pubblico”, spiega il primo cittadino milanese.

Il riferimento è ai nove indagati e alle perquisizioni effettuate negli uffici e nelle abitazioni di società e dirigenti collegati all’operazione che ha portato alla vendita a Inter e Milan dello stadio di San Siro. Il giudice per le indagini preliminari Roberto Crepaldi ha accolto l’istanza dei pubblici ministeri e ha dato mandato alla Guardia di Finanza di compiere il blitz che ha coinvolto le strutture del Comune di Milano, della M-I Stadio di Milan e Inter e le abitazioni di ex dirigenti e consulenti delle due squadre, degli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris e del direttore generale di Palazzo Marino, Christian Malangone. In totale, sono nove le persone indagate: tra queste anche Mark Van Huukslot e Giuseppe Bonomi, uno già manager del club nerazzurro e l’altro presidente di Sport Life City, controllata del Milan, e Alessandro Antonello, ex ceo corporate Inter.

“Da quel che si capisce, non c’è il minimo riferimento a ipotesi corruttive e ciò è di fondamentale importanza“, ha spiegato successivamente il sindaco Sala. “Al momento non abbiamo sufficienti elementi conoscitivi se non quelli che stiamo apprendendo dai media”, evidenzia ancora il primo cittadino di Milano, che però chiarisce anche “che la legge Stadi e le procedure di partenariato pubblico privato richiedono delle interlocuzioni preliminari con i club calcistici; queste interlocuzioni sono, dunque, fisiologiche“.

I reati ipotizzati sono quelli di turbativa d’asta e rivelazione del segreto di ufficio. Reati contestati, oltre agli ex assessori comunali Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris e agli ex manager e consulenti di Inter e Milan, anche a Simona Collarini, ex responsabile del settore Rigenerazione urbana del Comune ed allora responsabile unico del procedimento sullo stadio, e a Fabrizio Grena e Marta Spaini, rispettivamente consulenti di Inter e Milan. Anche De Cesaris è indagata in qualità di consulente del club nerazzurro. Il sospetto dei pubblici ministeri è che tra gli indagati ci siano state delle rivelazioni di informazioni segrete, scambi di informazioni non trasparenti e che sia stato costruito un avviso pubblico per favorire i club.

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