Bollette elettriche su dell’8% per i clienti vulnerabili. “Primi effetti del conflitto. Ma pagherà di più anche chi è sul mercato libero”
La nuova fiammata dei prezzi energetici causata dal conflitto in Medio Oriente inizia a far sentire i suoi effetti non solo sul pieno ma anche in bolletta. A partire da quelle dei 3 milioni di clienti vulnerabili rimasti per questo nel regime di maggior tutela, che nel secondo trimestre 2026 vedono aumentare la tariffa elettrica dell’8,1%, secondo l’aggiornamento diffuso dall’authority per l’energia Arera.
L’aumento è trainato quasi interamente dalla componente energia, che cresce del 15% rispetto al trimestre precedente. A pesare è l’impennata dei prezzi delle materie prime sui mercati internazionali, legata all’incertezza geopolitica. Un rincaro solo in parte attenuato dal calo del 2,2% del prezzo di dispacciamento, mentre restano invariati sia gli oneri di sistema sia i costi di rete. Dal 1° aprile il prezzo di riferimento sale a 30,24 centesimi al kilowattora, tasse incluse. Oltre la metà della bolletta (52,3%) è ormai assorbita dalla materia energia, mentre trasporto e gestione del contatore pesano per il 20,4% e gli oneri di sistema per il 10%. Le imposte, pari a quasi un decimo del totale, aumentano del 7,4% su base trimestrale.
Su base annua, la spesa per l’utente tipo vulnerabile raggiunge i 589,34 euro nel periodo luglio 2025-giugno 2026, in crescita del 4,5% rispetto all’anno precedente. Un incremento che fotografa un sistema ancora esposto agli shock esterni: il prezzo dell’elettricità continua infatti a riflettere quello del gas, rendendo immediato il trasferimento delle tensioni internazionali sulle bollette domestiche.
Non a caso, secondo Federconsumatori, si tratta solo dell’inizio. L’aumento “non si circoscriverà ai clienti vulnerabili”, ma si estenderà anche al mercato libero, soprattutto per i contratti indicizzati al Pun e per le nuove offerte a prezzo fisso, prevede l’associazione. “Le temporanee misure adottate per affrontare il caro carburanti e il Decreto Bollette di certo non sono sufficienti a far fronte a quella che potrebbe diventare, in assenza di interventi mirati, una grave emergenza. Di fronte a questi aumenti e a un mercato libero a dir poco deludente (secondo una nostra recente indagine con il cambio fornitore il 60% dei contratti analizzati non porta reali vantaggi) è indispensabile che il Governo intervenga prontamente, attuando provvedimenti urgenti e misure straordinarie”. Tra cui “un bonus più consistente, la cui soglia di accesso sia innalzata, anche temporaneamente, alle famiglie con Isee fino a 25.000 o poco più, superando quanto disposto dal recente Decreto Bollette che già avevamo giudicato insufficiente in condizioni ‘normali’, realizzare il necessario e ormai improrogabile disaccoppiamento della determinazione del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, mettere in atto la promessa riforma degli oneri di sistema su beni energetici, spostandone alcuni sulla fiscalità generale, prorogare il taglio delle accise (visto quello che sta accadendo 20 giorni si confermano del tutto insufficienti) e scorporare queste ultime dal calcolo dell’Iva”. Infine la creazione di un “Fondo di contrasto alla povertà energetica per aiutare e sostenere i nuclei più vulnerabili”. Il tutto da finanziare “anche da una maggiore tassazione degli extraprofitti delle aziende energetiche, che tanto hanno guadagnato e continuano a guadagnare dai rincari”.
“Una Caporetto. Per le famiglie già in difficoltà si tratta di una stangata insostenibile, frutto certo di speculazioni internazionali intollerabili ma anche di un governo che se ne è lavato le mani, non azzerando gli oneri di sistema come avevamo chiesto di fare per attutire la scoppola. E giovedì è attesa una seconda mazzata, quella del gas”, aggiunge Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Stando ai cui calcoli per il nuovo cliente tipo che consuma 2.000 kWh all’anno e ha una potenza impegnata pari a 3 kW, il +8,1% significa spendere 45 euro in più su base annua (+45,40 euro). La spesa totale nei prossimi dodici mesi (non, quindi, secondo l’anno scorrevole, ma dal 1° aprile 2026 al 31 marzo 2027, nell’ipotesi di prezzi costanti) sale così, per i vulnerabili, a 605 euro, che sommati ai 1208 euro dell’utente tipo che consuma 1100 metri cubi di gas, determinano una batosta pari a 1813 euro.