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Olimpiadi, il Cio si piega a Trump: scattano i test genetici obbligatori per gareggiare tra le donne

Il Comitato olimpico internazionale introduce lo screening del gene Sry per tutte le atlete in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028. La mossa segue la battaglia del presidente Usa contro le atlete transgender, che di fatto però non hanno mai avuto spazio ai Giochi
Olimpiadi, il Cio si piega a Trump: scattano i test genetici obbligatori per gareggiare tra le donne
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Arriva la rivoluzione dei test genetici: d’ora in poi, tutte le atlete che vogliono partecipare a una gara femminile devono sottoporsi a uno screening del gene Sry. Lo ha sancito il Comitato Olimpico Internazionale, piegandosi di fatto all’orientamento di Donald Trump e al suo ordine esecutivo sullo sport femminile introdotto in vista dei Giochi di Los Angeles 2028. Il Cio afferma che “l’ammissibilità a qualsiasi evento di categoria femminile ai Giochi Olimpici o a qualsiasi altro evento del Cio, inclusi gli sport individuali e di squadra, è ora limitata alle donne biologiche“. Un’affermazione un po’ bislacca. Di fatto, escluso il caso di Laurel Hubbard, le atlete transgender non hanno mai avuto spazio alle Olimpiadi: chiedere ad esempio a Lia Thomas, nuotatrice statunitense che nel 2024 è stata esclusa dai Giochi di Parigi. Quello che cambia realmente è il metodo con cui viene stabilito chi è donna e chi non lo è. Un test genetico che oltre 80 organizzazioni hanno definito “invasivo” e “discriminatorio”, se non proprio anti-scientifico, come spiegato da ilfattoquotidiano.it.

Che cosa cambia con i nuovi test genetici

L’ammissibilità alla categoria femminile, d’ora in poi, deve essere determinata in prima istanza mediante uno screening del gene Sry per rilevare l’assenza o la presenza del gene Sry. Il Cio ritiene che la presenza del gene Sry sia fissa per tutta la vita e rappresenti una prova altamente affidabile del fatto che un’atleta abbia completato lo sviluppo sessuale maschile. Inoltre, il Cio ritiene che lo screening del gene Sry tramite saliva, tampone o campione di sangue sia poco invasivo rispetto ad altri possibili metodi. Le atlete che risultano negative al test per il gene Sry soddisfano in modo permanente i criteri di ammissibilità previsti da questa normativa per la partecipazione alle gare femminili. A meno che non vi siano motivi per ritenere che il risultato negativo sia errato, si tratterà quindi di un test da effettuare una sola volta nella vita.

Ci sono però alcune eccezioni. Il Cio le elenca così: “Le atlete con diagnosi di sindrome da insensibilità completa agli androgeni (Cais) o altre differenze/disturbi dello sviluppo sessuale (Dsd) che non traggono beneficio dagli effetti anabolici e/o di miglioramento delle prestazioni del testosterone”. A parte questi casi, nessuna atleta con un test Sry positivo è idonea a competere nella categoria femminile in un evento Cio, comprese quindi le Olimpiadi. Gli atleti con un test Sry positivo, inclusi gli atleti transgender XY e gli atleti XY-DSD sensibili agli androgeni, potranno quindi partecipare solamente alle gare nella categoria maschile, oppure in quegli sport ed eventi che non classificano gli atleti in base al sesso.

La giustificazione del Cio

L’amministrazione del Cio è stata incaricata di elaborare una politica sulla tutela della categoria femminile in ambito olimpico, che tenesse conto delle conclusioni del Gruppo di lavoro sulla tutela della categoria femminile, di diverse consultazioni del Cio e dei recenti sviluppi, anche nel campo del diritto internazionale dei diritti umani. “Il gruppo di lavoro – si legge in un comunicato – ha convenuto che il metodo attualmente più accurato e meno invasivo per verificare il sesso biologico è lo screening del gene Sry, un segmento di Dna tipicamente presente sul cromosoma Y che avvia lo sviluppo del sesso maschile in utero e indica la presenza di testicoli“, prosegue il Cio. Ha parlato anche la presidente del Comitato olimpico internazionale, Kirsty Coventry: “Come ex atleta, credo fermamente nel diritto di tutti gli olimpionici a partecipare a competizioni leali. La politica che abbiamo annunciato si basa su dati scientifici ed è stata elaborata da esperti medici. Ai Giochi Olimpici, anche i minimi dettagli possono fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta”. “Pertanto, è assolutamente chiaro che non sarebbe corretto per gli uomini biologici competere nella categoria femminile. Inoltre, in alcuni sport sarebbe semplicemente pericoloso“, ha concluso Coventry.

Il tema delle atlete transgender e il Cio che si allinea a Trump

Sebbene la presenza di atlete transgender negli sport femminili sia un tema delicato, che è giusto affrontare da un punto di vista scientifico, in realtà non è una questione che oggi riguarda lo sport di alto livello, dove non ci sono casi di questo tipo. Quando il presidente Trump ha firmato il suo ordine esecutivo intitolato “Tenere gli uomini fuori dagli sport femminili“, ha citato alcuni casi, come quello della pugile algerina Imane Khelif e della pugile taiwanese Lin Yu Ting: entrambe hanno vinto l’oro alle Olimpiadi di Parigi 2024. Entrambe però non sono transgender. Si tratta infatti di atlete intersex e iperandrogine. Ovvero, donne con un’eccessiva produzione di ormoni maschili (androgeni), in particolare di testosterone. Potrebbero quindi rientrare tra le eccezioni specificate dal Cio ovvero atlete con disturbi dello sviluppo sessuale. Oppure no?

“Se pensiamo che alle Olimpiadi ha partecipato una sola atleta trans e alle Paralimpiadi casi analoghi sono rarissimi, stiamo costruendo una risposta sproporzionata”, ha evidenziato nei giorni scorsi a ilfattoquotidiano.it Rosario Coco, coordinatore dell’ufficio Outsport di Aics. A suo avviso, “il CIO sta cadendo nella trappola della generalizzazione. Non è con una misura uguale per tutti, come il test genetico, abbandonato già nei primi anni 2000, che si risolve il problema”. Anzi, il rischio è di colpire anche alcune donne che hanno sindromi o condizioni particolari. Il dato certo è che il Cio – che a Parigi aveva difeso a spada tratta la presenza di Khelif e Yu Ting nella boxe femminile – oggi si allinea a Trump per evitare imbarazzi in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Con quali conseguenze, lo scopriremo nei prossimi mesi e anni.

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