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Pfas, mozione unanime della Regione ma controlli fermi: la Toscana in ritardo sulle analisi

La denuncia del Forum dei movimenti per l'acqua: "Le Asl non sono attualmente in grado di effettuare le analisi". A inizio marzo l’Azienda Usl Toscana nord ovest ha ammesso di non essere ancora attrezzata
Pfas, mozione unanime della Regione ma controlli fermi: la Toscana in ritardo sulle analisi
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Sulla carta, la Regione Toscana è pronta a mettere in atto tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza delle proprie acque. Il Consiglio regionale lo ha ribadito, approvando all’unanimità una mozione che impegna la Giunta a rafforzare i controlli sulla contaminazione da Pfas, quei composti chimici sintetici detti “inquinanti eterni”, perché resistenti alla degradazione e capaci di accumularsi nell’ambiente e nel sangue umano. Nella pratica, però, a oltre due mesi dall’entrata in vigore dei nuovi parametri nazionali, le aziende sanitarie toscane non sono ancora in grado di effettuare le analisi obbligatorie sull’acqua potabile.

Il decreto legislativo 102/2025, infatti, recependo le ultime direttive europee, stabiliva che a partire dal 12 gennaio 2026 i nuovi parametri restrittivi per i Pfas diventassero vincolanti per tutti i gestori idrici. Il testo rafforza i protocolli di monitoraggio e prevenzione, rendendo obbligatoria una vigilanza costante e preventiva. “Ma la Toscana si è fatta trovare impreparata. Le aziende sanitarie non sono attualmente in grado di effettuare le analisi, obbligatorie per legge, per verificare la presenza degli Pfas”, commenta a ilfattoquotidiano.it Rossella Michelotti, presidente del Forum toscano dei movimenti per l’acqua. “In teoria, avrebbero dovuto avere già tutto pronto. Invece sono passati più di due mesi dall’entrata in vigore della norma e non hanno ancora la strumentazione necessaria, né sono state predisposte le convenzioni”.

Il sistema dei controlli prevede un doppio livello di verifica: da una parte le analisi interne effettuate dai gestori degli acquedotti, dall’altra i controlli esterni affidati alle aziende sanitarie locali. “Sono proprio questi ultimi a mancare”, osserva Michelotti. “Le Asl dovrebbero fare verifiche indipendenti sulla qualità dell’acqua potabile, ma al momento non sono in grado”. A confermarlo sono le stesse strutture sanitarie, nelle risposte inviate alle associazioni dopo una richiesta di accesso agli atti.

In una nota del 4 marzo, l’Azienda Usl Toscana nord ovest – che dovrebbe svolgere le analisi di laboratorio per l’intero sistema sanitario regionale – ammette di non essere ancora attrezzata per effettuare i controlli. Spiega di aver “espletato la gara per l’acquisizione della strumentazione per le analisi dei Pfas”, ma che l’apparecchiatura non è ancora operativa, aggiungendo che, nell’attesa di raggiungere la piena autonomia, si stanno predisponendo convenzioni con laboratori esterni, tra cui Arpa Veneto e l’Istituto zooprofilattico sperimentale Toscana Lazio. L’obiettivo dichiarato è quello di “garantire la piena ottemperanza entro la corrente annualità”, cioè entro la fine del 2026. Una risposta che, secondo Michelotti, evidenzia il ritardo della Toscana rispetto ad altre amministrazioni locali: “Se stanno valutando di mandare i campioni addirittura in Veneto per farli analizzare significa che, a differenza nostra, altre regioni si sono fatte trovare pronte”, commenta.

Nel frattempo, lo scorso 11 marzo il Consiglio regionale ha approvato una mozione che impegna la Giunta a rafforzare il monitoraggio della contaminazione da Pfas: tra le misure previste ci sono l’istituzione di un osservatorio regionale, l’analisi degli scarichi industriali e controlli sui torrenti e sulle aree vicine alle discariche. Per i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Irene Galletti e Luca Rossi Romanelli – promotori del testo poi firmato anche da Alleanza Verdi e Sinistra e Partito democratico – l’approvazione della mozione è “un passaggio politico significativo anche a livello nazionale”: “Grazie al nostro lavoro partito nella scorsa legislatura – commentano a ilfattoquotidiano.it -, la Toscana si dota di uno strumento innovativo che affronta in modo strutturale un’emergenza sanitaria e ambientale troppo a lungo sottovalutata”.

Anche la presidente del Forum toscano dei movimenti per l’acqua accoglie positivamente la mozione. Il testo è nato, spiega Michelotti, anche grazie alla pressione esercitata dalle associazioni di cittadini sulla politica: “Abbiamo raccolto a spese nostre alcuni campioni. Dalle analisi sono emersi dati preoccupanti, soprattutto nelle zone vicino alle discariche che raccolgono i rifiuti speciali dell’industria tessile”. Ora però, prosegue, la Regione deve mettere sul tavolo le risorse necessarie a realizzare “i buoni principi” contenuti nel testo, finanziando personale e strumentazioni. “Alla mozione devono essere date le gambe per camminare. È una buona misura, ma servono fondi e tempistiche certe su quando tutte le procedure, quelle che dovrebbero essere già obbligatorie per legge, saranno finalmente del tutto operative”, conclude.

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