Un No deciso all’indecenza. Le menzogne del governo (e dei suoi fiancheggiatori) non pagano
di Riccardo Bellardini
Una fredda primavera sferza lo Stivale, e un’irruzione artica potrebbe riportare la neve fin sulla bassa collina. Ma per l’Italia, l’Italia silenziosa, popolo indomito, oggi è tempo di rifiorire, sull’onda di un tepore che fa sembrar calda pure quest’aria gelata. L’Italia silenziosa, che s’è risvegliata, e ha urlato un No potente. Un No all’indecenza. Un No alla storpiatura della Costituzione, di cui il popolo è ancora innamorato.
Un No a Giorgia Meloni, al suo governo in prima linea per la riforma della giustizia, trainata dagli slanci alcolici di Nordio, benedetta da Licio Gelli e Silvio Berlusconi in paradiso, dalla figlia Marina sulla terra, dal delfino Tajani, conducente impacciato di quella nave che veleggia tra sogni d’impunità, chiamata Forza Italia, checché ne dica Mulè, questa è una gran batosta, soprattutto per gli azzurri.
La riforma che aveva tra gli alfieri i giornali, fiancheggiatori instancabili della Premier, più la Rai ormai granitica televisione della maggioranza al potere, inondata dai soliloqui dell’agguerrita Giorgia, spacciati per interviste. Un coro di affabulatori che si avvaleva di sondaggisti sublimi, pronti a lanciarsi in improvvidi vaticini, come Italo Bocchino, impallinato dall’ossessione dei dieci punti di scarto a vantaggio del sì, Nostradamus delle destre, infallibile e sagace, come ha dimostrato l’esito finale. Alessandro Sallusti, capitano della marcia per la nuova e più limpida giustizia, che rimbrottava dalla Gruber il direttore Travaglio per la “manina”, il solito fango della galassia rossa sul sottosegretario Delmastro venuto fuori proprio a ridosso del voto, tacendo sull’egregio lavoro della stampa libera che aveva portato alla luce le strette di mano, le società, le cene insieme ai prestanome dei mafiosi da parte del nostro eroe e delle alte sfere del ministero della Giustizia, così fu per il caimano, così è stato per Santanchè, così è per Delle Vedove, più gli affari son loschi, più si sta attaccati alle poltrone. Ma anche No!
L’Italia non poteva perseverare ancora nel suo sonno. Forse la scintilla definitiva sono state le ultime menzogne inaudite sparate dalla capa del governo, che in pieno trip elettorale si è lasciata andare a promesse inattuabili e a frasi di un’avventatezza allarmante, smentite dai suoi stessi alleati.
Evoluzioni fisiologiche dei processi spacciate per storture, vedi caso Garlasco. Sistema giudiziario più efficiente, con smentite clamorose della senatrice Bongiorno e dello stesso Carletto Nordio, tornato per l’occasione lucido. Criminali, stupratori, assassini, cannibali, mostri d’ogni sorta in libertà con la vittoria del No.
Ma l’Italia oggi a me sembra più pulita. E’ stata capace di urlare un No deciso all’indecenza, con un’affluenza record e un monito proveniente soprattutto dai più giovani: la menzogna non paga.