Francesca Pasa: “A Lione ho respirato una cultura diversa. Stiamo dimostrando sul campo ciò di cui siamo capaci, speriamo che la gente si appassioni”
In meno di un anno hanno vinto il bronzo europeo e hanno conquistato una storica qualificazione al Mondiale che mancava dal 1994. “Siamo un gruppo fantastico, sapevamo che l’avremmo potuta fare. Ce lo meritiamo perché siamo forti”. A ilfattoquotidiano.it Francesca Pasa, protagonista delle ultime imprese dell’Italbasket femminile, racconta la forza del gruppo azzurro e le difficoltà di un movimento che vuole uscire dell’ombra grazie ai suoi risultati.
State riscrivendo la storia del basket femminile italiano. Cos’ha davvero di speciale questo gruppo?
Onestamente credo di essere arrivata nel momento più bello. Gli anni precedenti, che non voglio definire fallimentari anche se alla fine è stato così, sono serviti per arrivare a questo punto.
In meno di un anno avete vinto un bronzo europeo e vi siete qualificati ai Mondiali. Si è mai data una spiegazione del perché il movimento femminile venga un po’ trascurato?
È un circolo vizioso: più vinci, più se ne parla. Ma non è sempre stato così, basta guardare gli anni precedenti. Vincere aiuta il nostro movimento. Poi sappiamo che l’appeal è sempre più basso rispetto alla nazionale maschile. L’unica cosa che possiamo fare è dimostrare sul campo quello di cui siamo capaci.
Ne parlate mai tra di voi compagne?
Tendiamo a scherzarci un po’ su. Ovviamente non ci fa piacere, però è la realtà. La speranza è che la gente si possa interessare di noi sempre. E non solo quando vinciamo. Quindi sì, un po’ ne parliamo di questa situazione. Nello spogliatoio ne parliamo con il sorriso, ma c’è poco da ridere. Ripeto, purtroppo questa è la realtà dei fatti.
Tra le varie esperienze ha avuto anche l’opportunità di giocare all’estero, a Lione. Ha avvertito qualche differenza con l’Italia?
In Francia si respira una cultura diversa sotto questo aspetto: il basket femminile è molto seguito. Se ne parla quotidianamente anche in radio, sui giornali, in televisione. Non saprei darti un motivo ben preciso, però le differenze erano tante. I palazzetti erano sempre pieni: la media era di 3-4 mila tifosi. Qui, a volte, a malapena arrivi a 200. Quando vai a giocare all’estero sei tu la straniera della situazione. In campo devi prenderti più responsabilità e la società ha aspettative elevate. L’esperienza a Lione mi ha reso più consapevole dei miei mezzi.
Facciamo un passo indietro. Perché prima della parentesi francese hai passato tre stagioni a Bologna, con la Virtus. Un rapporto che si è interrotto bruscamente a causa della rinuncia all’iscrizione al campionato per la stagione 2024/2025 (per ridimensionamento del budget). Eravate state avvisate prima?
No, è accaduto tutto all’improvviso. L’abbiamo scoperto dai giornali. Mi viene da dire solo ‘peccato’. Per il movimento e per la città. Purtroppo è andata così.
Proprio in quell’occasione una sua ex compagna – e ora attuale in Nazionale – Cecilia Zandalasini aveva condiviso sui social il proprio disappunto con queste parole: “Nel mondo c’è la rivoluzione mentre il nostro movimento fa un grande passo indietro”. Lei si rivede in questa frase?
Sì, totalmente. Forse gli investimenti che hanno fatto non hanno portato i risultati sperati. Spiace che sia andata così.
Ora il suo presente è a Venezia…
Qui la sto vivendo con grande serenità. C’è dietro una società che esiste da tanti anni. Questo si sente. C’è molta professionista.
Lei è una grande appassionata di fotografia. Allora le chiedo: c’è un’istantanea che racchiude la vostra qualificazione ai Mondiali?
Penso a Cecilia (Zandalasini ndr.) che ci consegna i boarding pass validi per il passaggio del turno. Per me è una grande responsabilità: c’è un senso di rispetto per chi ci guarda e supporta da casa.
Per chiudere, Francesca Pasa non è Francesca Pasa senza…
Beh, direi la pallacanestro.
Photo credit: @italbasket