Al referendum voto No perché non ho capito
Sarò sincero: al referendum costituzionale del 22-23 marzo voterò “No” perché ho capito poco di questo quesito. Dopo aver letto il libro del nostro direttore Marco Travaglio, alcuni articoli di Gian Carlo Caselli, ascoltato Nicola Gratteri e Gherardo Colombo, ancora non ho compreso fino in fondo alcuni ingranaggi della cosiddetta riforma Nordio.
Mi consolo perché sono in buona compagnia: molte persone di Destra o di Sinistra che ho incontrato in questi giorni non andranno a votare perché non hanno ben compreso le modifiche proposte. Personalmente non mi interessa votare “No” per esprimere il mio dissenso al governo Meloni: ho altri modi per farlo. E non voglio assolutamente che il mio voto permetta al Partito Democratico di cantar vittoria pensando di vincere alle prossime politiche.
Voto “No” perché non ho compreso la “materia”: quando a scuola non si capisce la lezione è sbagliato andare avanti copiando dal compagno ma è necessario fermarsi, chiedere una nuova spiegazione. D’altro canto il quesito proposto – per essere ben capito – esigerebbe una conoscenza del Codice penale e una seria conoscenza giurisprudenziale. Purtroppo, invece, molti voteranno “Sì” per stare con la Meloni e molti “No” per andare contro il governo di Destra offendendo così la dignità di una consultazione referendaria.
Ciò che mi è chiaro è, tuttavia, che la riforma non serve assolutamente a migliorare l’efficienza della Giustizia. I ritardi, la carenza di personale e di strumenti resterà tale e quale. Se vincesse il “Sì” non cambierebbe nulla a chi sta in carcere, come sono, invece, convinti molti detenuti: ne ho incontrati alcuni (faccio il volontario in carcere) nei giorni scorsi e si illudono di poter uscire grazie a questa riforma.
Ho l’impressione che la separazione delle carriere agevoli la casta e non i cittadini comuni perché i pubblici ministeri saranno influenzati dal potere politico di turno. Ho la certezza che aumenteranno i costi per noi cittadini: due Csm anziché uno e l’Alta corte disciplinare la dovremo pagare.
La foga della Meloni e di tutti i suoi ministri mi fa pensare che abbiano davvero interesse al far passare questa riforma: ottimo motivo per votare “No”.
Infine, credo che in alcuni momenti – se non si è esperti di una materia – ci si debba affidare a chi ne sa. Al tempo del Covid, in merito ai vaccini, ho dato fiducia ai tanti medici che si erano espressi a favore. Per quanto riguarda la Giustizia son cresciuto con dei punti di riferimento che mi hanno fatto da maestri: Gherardo Colombo, Gian Carlo Caselli, Nicola Gratteri, Antonio Ingroia, Roberto Scarpinato. Se loro votano “No” , mi sento più sicuro a farlo anch’io.