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Chiuso lo stretto di Hormuz il prezzo del petrolio si impenna, ma non è detto che stavolta rientri

Il problema è che le riserve di petrolio e gas non sono infinite, e questa è una cosa con la quale dovremo, prima o poi, fare i conti
Chiuso lo stretto di Hormuz il prezzo del petrolio si impenna, ma non è detto che stavolta rientri
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Vi ricordate la storia di Pierino e il lupo? Racconta che Pierino si divertiva a dare l’allarme, ma il lupo non arrivava mai. Dopo un po’, nessuno gli dava più retta ma, alla fine, il lupo arrivò davvero. La morale è che non si deve gridare al lupo senza ragione. Vero. Ma c’è anche una morale un po’ meno evidente che dice che non è bene ignorare gli allarmi, anche se non sono necessariamente corretti.

Questa storia è un buon esempio di come la mente umana funziona. Forse avete sentito parlare di Thomas Bayes (1701-1761) che aveva proposto un metodo statistico per valutare le probabilità di un evento. In termini matematici, la teoria è abbastanza ostica, ma l’idea di fondo è ovvia: tendiamo a valutare la probabilità di un evento futuro sulla base di quanto spesso si è verificato nel passato.

Se applicate la teoria di Bayes al caso di Pierino e il lupo, vedete che i falsi allarmi avevano convinto tutti con perfetta logica bayesiana che la probabilità che il lupo arrivasse era estremamente bassa. O, addirittura, che non esisteva proprio. Impeccabile, ma invece il lupo arriva e si mangia le pecore del villaggio, o addirittura Pierino stesso. La teoria di Bayes va applicata con molta attenzione quando ci sono di mezzo eventi che potrebbero essere catastrofici.

Proviamo ad applicare queste idee alla situazione attuale. Dal 1973 ad oggi, il Medio Oriente ha visto una sequenza impressionante di conflitti: a partire dalla la guerra del Kippur nel 1973, fino al penultimo prima di quello odierno: gli attacchi israeliani a Gaza e in Libano. Ogni volta, i mercati petroliferi hanno subito un’impennata. Ogni volta, dopo qualche mese, i prezzi sono ritornati vicino ai valori precedenti. Dal punto di vista bayesiano, questo significa che investitori, governi e cittadini hanno accumulato cinquant’anni di allarmi, ma il lupo petrolifero non è mai arrivato. La loro stima è ormai quasi certezza: le altre volte è andata bene, andrà bene anche stavolta. È un’inferenza bayesiana razionale. Ma si applica in questo caso?

Il problema è che le riserve di petrolio e gas non sono infinite, e questa è una cosa con la quale dovremo, prima o poi, fare i conti. Nel 1973, il mondo aveva ancora riserve di capacità produttiva non utilizzate. Oggi non esistono più. Anche il “petrolio di scisto” (shale oil), che ha sorretto la produzione petrolifera negli ultimi vent’anni, sta mostrando segni evidenti di esaurimento. E il sistema finanziario globale, stracarico di debiti, oggi è molto meno capace di assorbire uno shock prolungato.

La chiusura dello stretto di Hormuz è stato l’evento critico che ha cambiato profondamente le cose. Era un rischio ben noto, ma è stato ignorato sempre sulla base di una perfetta logica bayesiana: non è mai successo, quindi non succederà mai. Purtroppo, è successo e i danni li stiamo vedendo in tante forme: aumenti dei costi dei combustibili, carenza di fertilizzanti, inquinamento locale e globale, e potrebbe andare peggio se si comincia con le ripicche: “tu hai distrutto la mia raffineria? E io distruggo la tua!” E la cosa peggiore sono i poveracci, inclusi donne e bambini, che si ritrovano sotto le bombe. Insomma, un disastro totale.

Per fortuna, c’è una differenza fondamentale rispetto alla crisi del 1973 e quelle posteriori. Allora, non avevamo tecnologie in grado di sostituire il petrolio. Oggi le abbiamo con lo sviluppo delle rinnovabili e altri sistemi per il riscaldamento e i trasporti. Però dobbiamo deciderci a fare uno sforzo per impiegarli. Se ci riusciamo in tempi brevi, il lupo petrolifero non verrà mai.

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