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“Siamo a Praga perché vogliamo vedere crescere i nostri nipoti. Qui è tutto più semplice rispetto all’Italia”

Roberto Baccarini e sua moglie, entrambi pensionati, hanno deciso di trasferirsi otto anni fa. Quello che sperimentano oggi è un'amministrazione pubblica che funziona, trasporti gratuiti per over 65 e meno tasse. "In Italia anche solo una visita o una ricetta diventano una fonte di preoccupazione. Qui no"
“Siamo a Praga perché vogliamo vedere crescere i nostri nipoti. Qui è tutto più semplice rispetto all’Italia”
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“Prima di tutto non sono un cervello, e poi non sono fuggito”. Roberto Baccarini, per prima cosa, prende le distanze da qualsiasi definizione. Eppure la sua storia – pensionato italiano, ex ingegnere meccanico, da quasi otto anni residente a Praga con la moglie – si inserisce perfettamente nel racconto di un’Italia che, anche nella terza età, fatica a trattenere i propri cittadini. Non per disperazione, ma per confronto. Per una vita ha lavorato in ambito tecnico e commerciale, prima in multinazionali, poi come imprenditore in proprio per oltre quindici anni. Quando è arrivata la pensione, non c’era nessun progetto di emigrazione. La svolta è stata familiare.

“Quando nostra figlia si è trasferita a Praga abbiamo iniziato con anni di avanti e indietro. Una settimana qui, poi di nuovo in Italia. A un certo punto, nel 2018, ci siamo detti che eravamo stufi di vivere con le valigie sempre in mano”. La decisione di fermarsi nasce per prova. Prima una casa piccolissima, poi un po’ più grande, infine la stabilità. “La casa bella che ci eravamo costruiti in tanti anni in Italia è rimasta lì. Qui viviamo con mobili più semplici, una casa meno prestigiosa. Ma ci stiamo benissimo”. A fare la differenza sono i nipoti: “Sono un’attrazione fenomenale. Vederli crescere ripaga tutto”.

È da qui che il racconto diventa politico, anche senza volerlo. Perché vivere a Praga, da anziani, significa confrontarsi con un modello di Stato molto diverso da quello italiano. “La differenza principale è la semplicità. In Italia tutto è più complesso, soprattutto dal punto di vista fiscale e sanitario”. Roberto parla per esperienza diretta. “Qui abbiamo un medico di famiglia che segue me e mia moglie. Parliamo in inglese, ma il rapporto è personale. È sempre informato su tutto, anche quando andiamo da uno specialista: sono loro a interloquire tra medici, a guidare il nostro percorso di cura”. Il risultato è un sistema che solleva il cittadino dall’ansia organizzativa. “Noi anziani siamo un po’ ansiosi per definizione. In Italia anche solo una visita o una ricetta diventano una fonte di preoccupazione. Qui no. È lo Stato che si prende carico di tutto. Ed è gratuito, comprese la maggior parte delle medicine”. Lo stesso vale per il fisco. “Non ha inciso sulla decisione di trasferirci, ma è stata una gradevolissima sorpresa”. In Italia, racconta, la tassazione complessiva sulla pensione superava il 30%. “Qui non arriviamo al 10%. È una bella differenza”. Un vantaggio in parte compensato dai costi legati alla casa rimasta in Italia, ora seconda abitazione, ma che non cambia il quadro generale.

Praga, nel frattempo, è cambiata. “C’è stata una forte inflazione dopo il Covid. I salari sono cresciuti molto, anche per lavori che non richiedono qualifiche particolari”. Le multinazionali arrivano, attirate da una burocrazia semplice e da una pubblica amministrazione che Roberto definisce corretta: “Non solo funziona, ma lo fa con un senso di equità e trasparenza di fondo che in Italia spesso manca”. I trasporti sono un altro esempio concreto. “Dai 65 anni in su sono gratuiti per tutti, cittadini di qualsiasi Paese. Basta mostrare un documento”. Puntuali, frequenti, efficienti. “All’inizio era piacevolmente insolito per noi, poi è diventata normalità”. Anche l’auto non è un problema: “Paghiamo 15 euro l’anno per parcheggiare la nostra auto tranquillamente in strada, sotto casa. Non temiamo nulla, Praga è una delle città più sicure d’Europa”. Sul piano umano, l’impatto è stato più graduale. “I cechi sono molto riservati, più dei liguri o dei napoletani come mia moglie”, dice sorridendo. “Ma quando entri in confidenza scopri una grande sincerità”.

Da ingegnere, Roberto è affascinato dalla storia industriale del Paese e dalla sua capacità di ricostruirsi: “I cechi hanno avuto modo di sviluppare una cultura industriale abbastanza unica in Europa. Di questo c’è testimonianza in un magnifico museo della tecnologia a due passi da casa mia, che fa vedere quello di cui erano capaci prima che il tutto fosse asservito a una programmazione non di casa loro, dopo il 1948, quando i russi vennero qui a dettare il loro volere. Questo mi ha dato modo di conoscere e di apprezzare i cechi, che sono tutt’altro che ottusi, malgrado certi pregiudizi che ci possono essere in campo europeo”. La multiculturalità, in famiglia, è un valore praticato. Figli e nipoti vivono tra Svizzera, Canada, Irlanda e Repubblica Ceca stessa. “Cerco di insegnare loro che la diversità è parte dell’evoluzione. L’inglese qui lo imparano dall’asilo. È un vantaggio enorme”. Anche le istituzioni italiane all’estero aiutano. “Il Consolato funziona benissimo, l’Istituto di Cultura è attivo, aperto, presente. Quando ho proposto una conferenza su protesi biomeccaniche mi hanno sostenuto senza chiedere nulla in cambio”. Dell’Italia gli manca il mare, ammette. “Quel tipo di bellezza spettacolare qui non c’è, ma Praga è una città magnifica. E poi l’Italia me la sono goduta per tanti anni”. Tornare? “Non lo escludo in assoluto, ma più andiamo avanti, più abbiamo bisogno di un supporto per la vecchiaia. E qui poi abbiamo nostra figlia. Ma nella vita mai direi mai”.

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