“Io mi preoccupo perché abbiamo un presidente del Consiglio che mente per la gola ogni volta che parla: è imbarazzante“. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, commentando l’intervento finale di Giorgia Meloni all’evento di chiusura della campagna per il Sì al referendum sulla giustizia, tenutosi al Teatro Franco Parenti di Milano.
Travaglio esordisce innanzitutto ribaltando l’accusa di “casta” dalla magistratura alla politica che lei guida: “A me ha divertito molto l’appello contro la casta. In realtà, la casta politica di cui la Meloni è il capo, due giorni fa ha salvato da una richiesta della procura di Palermo (lo stesso procuratore che ha fatto arrestare Messina Denaro e che è stato celebrato da tutti), per acquisire la corrispondenza tra il deputato Saverio Romano di Noi Moderati e Totò Cuffaro, attualmente agli arresti domiciliari perché indagato per corruzione turbativa d’asta. Il Parlamento ha risposto picche e questo è successo 31 volte su 33 in questa legislatura, sempre a opera di questa maggioranza, con l’aiuto frequente, come l’altro ieri, dei renziani e dei calendiani.”
Travaglio insiste sul doppio standard: “Quella è la casta: quella che non paga mai è la politica che è piena di immunità vere o presunte. E pensare che Romano aveva chiesto alla Camera di concedere l’autorizzazione a procedere: l’hanno negata contro il suo stesso parere. Nel caso Palamara, sappiamo che la casta politica si è salvata – sottolinea – mentre i magistrati che parteciparono all’incontro con Palamara all’hotel Champagne furono messi in condizione di dimettersi dal Csm. Sappiamo benissimo che i magistrati, quando beccano qualcuno che delinque tra i loro, lo arrestano, lo processano, lo condannano e lo cacciano, mentre i politici lo coprono. Quindi, la vera casta è la politica di cui in questo momento la Meloni è il capo“.
Sulla riforma Nordio, e in particolare sulla separazione delle carriere e sulla triplicazione degli organismi del Csm con l’Alta Corte disciplinare, il direttore è categorico nel negare che smantelli poteri: “Questa riforma fa a pezzi la casta? Ma quando mai? Attualmente i membri politici del Csm sono 10 e coi tre organismi che triplicheranno il Csm diventeranno 26, di cui 23 sorteggiati per finta, perché sappiamo che il Parlamento si farà il listino degli amici della maggioranza e poi tra quelli tirerà fuori 23 amici della maggioranza”.
Circa il caso della famiglia nel bosco, ripetutamente scomodato dalla premier, Travaglio ricorda: “Non parliamo poi delle stupidaggini sulla famiglia nel bosco. Fino a due anni fa, chi non mandava i figli a scuola rischiava una multa. Col decreto Caivano la Meloni, che oggi strilla in difesa di chi viene espropriato dei propri figli, ha trasformato quella contravvenzione in un delitto punito col carcere fino a due anni e con la revoca della patria potestà“.
Travaglio ipotizza sarcasticamente una “dissociazione” nella premier: “Io non so se ci siano due Meloni in circolazione o quante Meloni ci siano. È un caso di dissociazione: capisco la disperazione per i sondaggi, però arrivare a questo punto mi sembra cabaret.”
L’affondo finale resta sulle accuse lanciate da Meloni ai magistrati riguardo alla “liberazione” di pedofili e stupratori: “Ma come si fa, essendo capo del governo, cioè capo dell’esecutivo e anche capo della maggioranza del legislativo, a dire che i magistrati ci riempiono di pedofili e di stupratori? Ma di che sta parlando? Lei parla di personaggi condannati per stupro o per pedofilia dalla magistratura. I magistrati non li liberano, è lei a non essere capace di espellerli nei loro paesi d’origine in Africa e in Asia, perché non ha fatto accordi coi paesi di origine. Li parcheggia in Albania, cioè l’unico posto dove non li può mettere perché quella è Europa, non è né Africa né Asia e quindi scarica le colpe sui magistrati. Ma se li può chiamare pedofili senza rischiare una querela è perché la magistratura li ha condannati per pedofilia, quindi la Meloni sta mentendo spudoratamente.”