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Caro carburanti, Urso si accontenta del “monitoraggio”. Consumatori: “Urgenti misure contro l’aumento dei prezzi”

Il ministro delle Imprese: aumenti inferiori rispetto a quelli registrati negli altri Paesi. La Cgil: "Inerzia del governo. Il conto sarà pagato soprattutto da lavoratori e pensionati"
Caro carburanti, Urso si accontenta del “monitoraggio”. Consumatori: “Urgenti misure contro l’aumento dei prezzi”
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Il governo continua a monitorarema non interviene. Mentre il rialzo dei prezzi energetici legato alla guerra in Iran continua a riflettersi in aumenti del costo dei carburanti, dall’esecutivo per ora arriva solo la linea della prudenza: controlli sulla filiera e nessuna decisione immediata su accise o altre misure fiscali. Nel corso della riunione della Commissione di allerta rapida sui prezzi al ministero delle Imprese, il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha rivendicato l’approccio adottato dall’inizio della legislatura. “Con il decreto sulla trasparenza dei prezzi dei carburanti del gennaio 2023 abbiamo cambiato paradigma, intervenendo a monte in modo preventivo, tempestivo e continuativo”, ha sostenuto, sottolineando il rafforzamento del sistema di monitoraggio, l’ampliamento dei poteri del Garante dei prezzi e l’istituzione della stessa Commissione.

Secondo il ministro, l’Italia starebbe reggendo meglio di altri paesi europei all’ondata di rincari. In base ai dati del Weekly Oil Bulletin della Commissione europea, nell’ultima settimana la benzina è aumentata del 4,5% in Italia, contro il 10% in Germania, il 7,7% in Spagna e il 4,8% in Francia. Sul gasolio l’aumento è stato dell’8,6%, molto meno del 20% registrato in Germania, del 14,8% in Francia e del 14,2% in Spagna. Urso ha inoltre ricordato che, almeno per ora, nessuna delle principali economie europee ha scelto la strada del taglio delle accise, mentre diversi paesi stanno valutando strumenti di controllo sulla filiera distributiva simili a quelli adottati in Italia.

I rincari però sono già consistenti. Rispetto a fine febbraio le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati risultano salite di 19,3 centesimi al litro per la benzina e 33,7 centesimi per il gasolio. Alla pompa l’aumento medio è stato quasi equivalente: oggi i prezzi self service si attestano a 1,82 euro al litro per la benzina e 2,05 euro per il gasolio, rispettivamente 15,3 e 32,2 centesimi in più rispetto al 27 febbraio.

E per ammissione dello stesso Urso il protrarsi della crisi in Medio Oriente rischia di determinare “difficoltà nell’approvvigionamento di materie prime critiche, fondamentali per diversi settori produttivi: dall’elio – essenziale per la produzione di chip e per la microelettronica, e in larga parte proveniente dal Qatar – alle risorse necessarie per la filiera del cemento, fino ai fertilizzanti indispensabili per l’agricoltura”. Si rischia un impatto pesante, dopo che il 2026 ha esordito con un dato di nuovo negativo per la produzione, che a gennaio è calata dello 0,6% sia rispetto a dicembre 2025 sia rispetto ad un anno prima.

In concreto, nulla si muove. Le associazioni dei consumatori Adoc, Assoutenti e Federconsumatori hanno scritto a Giorgia Meloni e allo stesso Urso chiedendo misure urgenti per “rallentare la spirale inflazionistica“. Tra le proposte una riduzione temporanea delle accise sui carburanti, il taglio dell’Iva sul gas, la riduzione degli oneri di sistema sull’energia e la rimodulazione dell’Iva sui beni di prima necessità, oltre al rafforzamento dei bonus sociali.

Duro il giudizio della Cgil, che parla apertamente di “inerzia del governo” che “riguarda innanzitutto il conflitto scatenato da Usa e Israele, sul quale l’esecutivo non sta facendo nulla per favorire un cessate il fuoco al fine di proteggere le popolazioni civili e limitare le ricadute sull’economia mondiale, che sta già subendo pesanti contraccolpi, come conferma oggi l’Istat”. Per la Cgil, “il pericolo più immediato, nel caso di una nuova fiammata inflattiva, è che, ancora una volta, il conto sia pagato soprattutto da lavoratori e pensionati”. E “nemmeno si intravede alcun ripensamento sui clamorosi errori commessi in questi anni, nel corso dei quali è stata rallentata, se non fermata, la corsa alle fonti rinnovabili, le uniche in grado di abbattere strutturalmente i costi energetici per famiglie e imprese e di garantire indipendenza e sovranità energetica, per puntare invece sulle fonti fossili importate e più costose”. Inoltre “è stato messo in discussione, anche da parte dell’Italia, il Green deal europeo; milioni di famiglie sono state costrette ad abbandonare il mercato tutelato per passare al cosiddetto ‘mercato liberò, che ha comportato un aumento significativo delle bollette, che ora rischiano di esplodere”, conclude il sindacato guidato da Maurizio Landini.

Più prudente ma comunque preoccupata la Cisl, che pur giudicando «apprezzabile» il monitoraggio avverte che sarà necessario intervenire rapidamente per evitare che l’aumento dei carburanti si trasferisca ai prezzi dei beni attraverso i costi di produzione e di trasporto. Tra le ipotesi sul tavolo anche l’utilizzo dell’eventuale maggior gettito Iva generato dai rincari per finanziare una riduzione delle accise.

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