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Gifuni si schiera per il no al referendum. La decisione dell’attore che interpreta Tortora, simbolo dei sostenitori del Sì

Il protagonista della serie "Portobello" scrive sui social: "Mi è del tutto chiaro che il vero oggetto di questa riforma non è la separazione delle carriere, già esistente di fatto, ma l'indebolimento di un organo costituzionale, il Csm"
Gifuni si schiera per il no al referendum. La decisione dell’attore che interpreta Tortora, simbolo dei sostenitori del Sì
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La sua ultima interpretazione è quella di Enzo Tortora, il popolare conduttore televisivo divenuto uno dei simboli della campagna elettorale per il Sì al referendum. Ma Fabrizio Gifuni, protagonista della serie Portobello, si schiera invece convintamente per il No.

Con un post sui propri profili social, l’attore prende posizioni spiegando le ragioni della sua contrarietà alla riforma Nordio: “Voterò convintamente No perché mi è del tutto chiaro che il vero oggetto di questa riforma non è la separazione delle carriere, già esistente di fatto, ma l’indebolimento di un organo costituzionale, il Csm, voluto da chi ha scritto la nostra Costituzione per garantire l’indipendenza della magistratura”.

In quattro slide Gifuni ragiona sulla legge costituzionale: “Voterò No perché quell’unico passaggio residuo, dalla magistratura requirente a quella giudicante e viceversa, consentito dalle leggi attuali, viene ormai richiesto da un numero infinitesimo di magistrati; e inoltre perché temo che una separazione totale rischierebbe di trasformare il pm in un accusatore votato all’ottenimento di una condanna a tutti i costi anziché alla ricerca di prove da valutare con equilibrio”.

E ancora: “Voterò No perché i toni assunti e i contenuti prodotti, in queste settimane, da chi si è espresso a favore del Sì, che non ho mai smesso di ascoltare con attenzione, lasciavano troppo spesso trasparire una chiara insofferenza nei confronti di un’intera categoria che si vorrebbe controllare, più che un motivato spirito di riforma. Voterò No perché, dopo aver ascoltato le argomentazioni di un numero importante di avvocati e di giuristi che si sono espressi per il No, la mia scelta si è ulteriormente rafforzata”.

L’ultimo riferimento è al contesto in cui questa riforma si colloca e ai pericoli per la Costituzione: “Infine voterò No perché la riforma proposta, che per inciso non risolverebbe nessuno dei grandi problemi della giustizia, mi sembra si inserisca perfettamente in un disegno politico che sta erodendo progressivamente molti dei paletti posti nella nostra Costituzione a garanzia delle libertà di ogni cittadino (cito ad esempio il diritto di manifestare ed esprimere liberamente le proprie opinioni). E a me questa Costituzione, nata dall’antifascismo e costruita da menti sapienti su un sistema di pesi e contrappesi, va benissimo così com’è”.

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A cura di Paolo Frosina
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