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Tfr, nuove regole sul versamento al fondo di tesoreria dell’Inps. E cambia l’adesione alla previdenza complementare

Nel 2026 e nel 2027 sono tenuti a versare il Tfr all’Inps i datori di lavoro con almeno 60 dipendenti. Poi la soglia scenderà. Per i neo-assunti scatta il silenzio-assenso sulla destinazione del trattamento al fondo pensione di riferimento
Tfr, nuove regole sul versamento al fondo di tesoreria dell’Inps. E cambia l’adesione alla previdenza complementare
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Ampliato l’obbligo di versare il Tfr direttamente al Fondo di tesoreria Inps. La legge di Bilancio 2026 ha previsto che, a partire dal 1° gennaio di quest’anno, venga estesa la platea delle aziende obbligate a versare il trattamento di fine rapporto all’istituto: il legislatore ha introdotto un sistema dinamico basato sulla crescita aziendale, che supera in blocco quello che è stato introdotto nel 2006. A fornire le indicazioni operative è stato direttamente l’Inps, attraverso la circolare n. 12 del 5 febbraio 2026.

Chi deve versare il Tfr all’Inps da quest’anno

Con la legge n. 199/2025 sono state riscritte completamente le regole del Fondo di Tesoreria Inps: è stato superato il vecchio criterio statico del 2006. L’obbligo non riguarda più solo le aziende con almeno 50 dipendenti (regola valida fino al 2025), ma si tiene conto della media dei dipendenti impiegati nel precedente anno solare.

Nello specifico nel 2026 e nel 2027 sono tenuti a versare il Tfr all’Inps i datori di lavoro con almeno 60 dipendenti. La soglia cambia nel periodo compreso tra il 2028 ed il 2031, quando si scende a 50, per poi coinvolgere le aziende con almeno 40 dipendenti a partire dal 2031.

Per il 2026 ed il 2027, le aziende, che hanno tra i 50 ed i 60 dipendenti e che già versavano il Tfr al Fondo di Tesoreria Inps (lo prevedevano le vecchie regole) sono obbligate a continuare a versarlo. Nonostante la soglia per i nuovi obblighi sia stata innalzata a 60 dipendenti per il biennio 2026-2027, vige il principio del mantenimento dell’obbligo per le imprese già soggette alla normativa

Come si calcola la forza aziendale

Il parametro principale per stabilire se scatta o meno l’obbligo di versare il Tfr al Fondo di Tesoreria dell’Inps è, quindi, il numero dei dipendenti. I criteri di computo seguono una logica di media annuale basata sull’anno solare precedente.

Per capire se un’azienda, nel corso del 2026, raggiunge la soglia dei 60 dipendenti devono essere sommate le unità lavorative seguendo queste regole: vanno conteggiati tutti i lavoratori legati da un contratto di lavoro subordinato, indipendentemente dalle loro mansioni. Anche i lavoratori a tempo parziale (ossia i part-time) vengono considerati come un’unità intera, ma sono computati in proporzione all’orario svolto rispetto all’orario normale previsto dal contratto collettivo.

A differenza di quanto accade per le altre normative, ai fini del Fondo Tesoreria sono calcolati anche gli apprendisti. I lavoratori intermittenti sono computati in proporzione all’orario di lavoro che svolgono effettivamente.

La stretta sul silenzio-assenso

Uno degli obiettivi della riforma introdotta con la legge di Bilancio 2026 è quello di convogliare la liquidità del Tfr verso la previdenza complementare, riducendo in modo drastico i tempi di decisione per il lavoratore. Quanti verranno assunti a partire dal 1° luglio 2026 avranno 60 giorni di tempo per esprimere la propria volontà sulla destinazione del Tfr (prima erano 180 giorni): nel caso in cui il lavoratore dovesse comunicare di voler mantenere il Tfr in azienda (o al Fondo di tesoreria Inps se ci sono più di 60 dipendenti) la scelta è definitiva. Se entro lo stesso periodo non viene fornita alcuna indicazione, scatta il silenzio-assenso e il Tfr viene trasferito automaticamente alla previdenza complementare.

Con l’obiettivo di mitigare l’effetto del silenzio-assenso sono state introdotte due agevolazioni. La prima è un aumento del limite di deducibilità fiscale dei contributi versati, che adesso sale a 5.300 euro annui (prima era 5.164,57 euro). La seconda, invece, rende più facile ottenere un anticipo dal fondo pensione per l’acquisto della prima casa o per sostenere le spese sanitarie.

Dove è più sicuro tenere il Tfr? All’Inps o in azienda?

Tfr all’Inps o in azienda? Il dilemma affligge molti lavoratori che si domandano dove sia preferibile versare il trattamento di fine rapporto. In termini di sicurezza, indubbiamente, il versamento al Fondo di Tesoreria Inps offre garanzie superiori, specialmente in scenari di crisi.

Nel malaugurato caso in cui l’azienda nella quale il lavoratore è impiegato fallisca, se il Tfr viene versato all’Inps il capitale è totalmente protetto. Le somme sono state girate all’istituto mensilmente: qualsiasi cosa dovesse accadere non fanno più parte del patrimonio aziendale. In caso di fallimento dell’azienda, il lavoratore riceve il Tfr direttamente dall’Inps, senza dover attendere le lunghe tempistiche delle procedure concorsuali o sperare che ci siano dei beni da pignorare.

Se, invece, il Tfr viene lasciato in azienda, in caso di insolvenza il lavoratore si deve insinuare al passivo del fallimento. Nel caso in cui l’azienda non dovesse avere liquidità, interviene, comunque vada, il Fondo di Garanzia Inps, ma l’iter burocratico è molto più lento.

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