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Ultimo aggiornamento: 20:03

Referendum, Woodcock attacca il governo Meloni su La7: “Ognuno faccia il mestiere suo”. E critica il fermo preventivo: “Sconcertante”

Il magistrato smonta la riforma Nordio e replica alle accuse della premier contro le toghe
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“Ho accettato il vostro invito perché questo è un momento molto critico, è un momento in cui quei valori, quei principi di democrazia che pensavamo essere entrati nel nostro dna sono seriamente messi in dubbio. Mai avrei pensato di vivere in un paese dove hanno ripristinato il fermo preventivo“. Sono le parole pronunciate a Piazzapulita (La7) da Henry John Woodcock, sostituto procuratore della Repubblica della Dda di Napoli, a proposito della riforma Nordio sulla giustizia e del referendum in programma il 22 e il 23 marzo.

Il magistrato esprime una forte preoccupazione per cambio di passo innescato dal governo Meloni: il fermo preventivo, infatti, permette di trattenere una persona sulla base di sospetti per 12 ore in caserma, prima che un giudice venga informato. Per Woodcock si tratta di una compressione delle libertà individuali e di un vero rigurgito autoritario: “È proprio questa confusione che in qualche modo io trovo un po’ sconcertante. Chi ha qualche anno in più e ha letto qualche libro di storia ricorda che significa il fermo preventivo“. Ovvero un ritorno a misure che limitano pesantemente i diritti personali senza adeguate garanzie.

Al conduttore Corrado Formigli che gli chiede se con la riforma Nordio la separazione dei poteri sia a rischio, Woodcock risponde: “Sì, io ritengo che la separazione dei poteri sia a rischio e soprattutto ritengo che sia a rischio l’equilibrio dei poteri, che è un po’ l’altra faccia della medaglia. Cioè in una situazione così complicata, con una crisi evidente dei valori democratici, noi ci accingiamo a dare una batosta seria alla Costituzione. Incidere in questo momento storico su quella parte della Costituzione che disegna un sistema perfetto di equilibrio e di divisione dei poteri, secondo me, è una cosa molto pericolosa”.

Circa l’accusa di “intollerabile invadenza” mossa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni contro i magistrati, Woodcock cita lo scontro avvenuto durante il corteo pro-Askatasuna del 31 gennaio 2026 a Torino, con l’aggressione a un poliziotto. Meloni, in quell’occasione, ha invocato esplicitamente il reato di tentato omicidio per l’aggressione al poliziotto. Il magistrato denuncia la strumentalizzazione politica dell’episodio da parte del governo Meloni: “Le parole hanno un peso, diceva Tullio De Mauro, e in queste parole si coglie in qualche modo il senso dell’insofferenza della presidente del Consiglio e di qualche ministro. Ognuno deve fare il mestiere suo. Se tu, presidente del Consiglio o ministro di riferimento, entri a gamba tesa e dici che debba essere contestato il tentato omicidio, in realtà sei tu a consumare un’invasione”.
E conclude: “A me di questa riforma fa molto paura la possibile autocensura dei magistrati di fronte al potente di turno. Per giudicare, per valutare, per indagare bisogna essere sereni. Hanno messo anche l’Alta Corte disciplinare. Che poi non si capisce perché non ci sia quella bassa o quella media, ma ci sia solo quella alta. È come nello Statuto albertino dove era prevista l’Alta corte di giustizia per l’alto tradimento”.

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A cura di Paolo Frosina
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