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“Condizioni degradanti”, il Tribunale di sorveglianza chiama in causa la Consulta sul carcere di Sollicciano

Accolto il ricorso di un detenuto. Il ministero della Giustizia non avrebbe risolto le criticità segnalate: celle senza acqua calda, infiltrazioni e infestazioni. La Corte costituzionale dovrà valutare se in questi casi si possa rinviare l’esecuzione della pena
“Condizioni degradanti”, il Tribunale di sorveglianza chiama in causa la Consulta sul carcere di Sollicciano
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Il carcere di Sollicciano (Firenze) finisce davanti alla Corte costituzionale. Il Tribunale di sorveglianza di Firenze ha deciso di sollevare una questione di legittimità costituzionale dopo aver accolto il ricorso presentato dagli avvocati di un detenuto, denunciando le condizioni di “degrado strutturale” dell’istituto penitenziario fiorentino e l’“oggettiva inadempienza” del ministero della Giustizia rispetto alle richieste di intervento avanzate nei mesi scorsi. Poco più di due anni, per esempio, a un detenuto fu concesso uno sconto di 10 mesi sulla pena per le condizioni sopportate in carcere. Una decisione che innescò una lunga serie di ricorsi.

Il caso

Al centro della questione c’è la possibilità di rinviare l’esecuzione della pena quando la detenzione avviene “in condizioni contrarie al senso di umanità”. Una misura che oggi la legge consente solo in casi tassativi, in particolare per gravi condizioni di salute. Il Tribunale chiede invece alla Consulta di valutare se il rinvio possa essere applicato anche quando il detenuto è costretto a scontare la pena in condizioni ritenute inumane o degradanti. La vicenda prende le mosse da una decisione dello scorso 4 novembre. In quell’occasione il Tribunale di sorveglianza aveva respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata da un detenuto condannato a 22 anni di reclusione. Contestualmente però aveva imposto al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, e quindi al ministero della Giustizia, un termine di 80 giorni per intervenire su alcune gravi criticità denunciate nel ricorso.

I problemi della struttura

Tra i problemi segnalati figuravano infiltrazioni d’acqua nelle celle, con la necessità di impermeabilizzare le coperture, l’assenza di acqua calda e la presenza di infestazioni da insetti, roditori e parassiti, che richiedevano interventi di disinfestazione. Gli stessi problemi che avevano spinto il giudice, due anni fa, a concedere lo sconto della pena dopo aver verificato personalmente le condizioni.

Secondo quanto rilevato dal Tribunale, allo scadere del termine il ministero non avrebbe però risolto le questioni strutturali. Gli interventi si sarebbero limitati a misure tampone contro la presenza di cimici, mentre per lavori più incisivi sarebbe stata indicata una tempistica di circa quattro anni. Da qui la decisione di rivolgersi alla Corte costituzionale per chiarire se, quando ogni rimedio appare impraticabile, sia possibile sospendere l’esecuzione della pena “per porre fine al perdurante abuso di un trattamento inumano e degradante”.

Sul caso è intervenuto anche il senatore di Italia Viva, Ivan Scalfarotto, che auspica una pronuncia della Consulta capace di “fare giustizia” partendo proprio dalla situazione di Sollicciano. Per il parlamentare si tratta del simbolo di un “disastro del sistema carcerario italiano”, segnato da sovraffollamento, degrado e carenze igieniche. Una situazione che, secondo Scalfarotto, sarebbe stata aggravata dalle politiche del governo, con l’introduzione di nuovi reati e l’inasprimento delle pene che hanno portato in carcere migliaia di persone.

Proprio nei giorni scorsi, inoltre, il penitenziario fiorentino è stato oggetto di un sopralluogo della commissione politiche sociali del Comune di Firenze. Dal monitoraggio è emerso un ulteriore peggioramento del sovraffollamento: 583 detenuti presenti a fronte di una capienza di 361 posti, ridotta anche a causa dei lavori in corso in alcune sezioni. Il tasso di affollamento ha così raggiunto il 161 per cento.

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