Trump ha colpito Teheran per soffocare economicamente la Cina. Ma l’Iran non è il Venezuela
di Stefano Maciocchi
A Donald Trump e alla maggioranza degli americani non importa nulla delle atroci gesta ordinate dall’ayatollah e commesse dai suoi pasdaran sulla popolazione civile iraniana. Non è questo che ha spinto Trump ad iniziare le ostilità belliche in Iran, assieme a Netanyahu.
Alcuni affermano che questa operazione sia stata effettuata per distogliere l’opinione interna statunitense dai guai che pian piano stanno affiorando dai file del “caso Epstein”, ma non è nemmeno questa la causa prima degli attacchi aerei su Teheran.
Per scovare la vera motivazione occorre chiarirsi bene e una volta per tutte che la vera guerra che sta infiammando il nostro pianeta è quella tra gli Usa e la Cina. Trump sa che il paese governato da Xi Jinping è un colosso dai piedi d’argilla, privo delle materie prime che servono a sostenere l’economia reale, ossia il gas e il petrolio. Nonostante gli sforzi fatti dalla Cina per la transizione alle sostanze rinnovabili il paese comunista ha bisogno ancora e per molto tempo dei derivati fossili.
I maggiori esportatori di gas e petrolio verso la Cina erano, pensate un po’, il Venezuela di Maduro e l’Iran di Khamenei. Dunque, per combattere efficacemente il colosso cinese, non potendolo invadere e bombardare, occorre soffocarne l’economia con dazi elevati e tagliando l’afflusso di gas e petrolio. E questo sta facendo Trump. Prima ha deportato Maduro, adesso ha ammazzato Khamenei. La Cina senza più il petrolio venezuelano ed iraniano è morta e questo non può che far piacere anche alla Russia che, al di la di tenue condanne formali, non ha mosso un dito per aiutare i suoi (ex) alleati iraniani nel Medio Oriente.
Purtroppo però l’Iran non è il Venezuela e la sua “normalizzazione” verso l’Atlantico sarà un’operazione lunga e sanguinosa con conseguenze devastanti per l’economia mondiale a causa dell’impennata dei prezzi del petrolio che inevitabilmente si verificherà a partire dalle prossime ore. Speriamo che almeno stavolta a Crosetto non venga in mente di andare in vacanza a Teheran per promuovere la canzone italiana assieme a La Russa, Gasparri e Pucci.