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Finalmente Cairo ha regalato un’emozione ai tifosi del Torino: l’incubo della retrocessione

FATTO FOOTBALL CLUB - Il campionato dei granata –  che cominciano addirittura a vedere i fantasmi della Serie B – è la dimostrazione che si può sempre fare peggio, e che l’assenza totale di ambizione alla lunga può diventare pericolosa
Finalmente Cairo ha regalato un’emozione ai tifosi del Torino: l’incubo della retrocessione
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Anni di decimi e undicesimi posti, campionati già finiti a febbraio, forse mai iniziati. Senza particolari sogni e paure, infamia oppure lode. Quello che gli hanno sempre rinfacciato i tifosi granata, che chiedevano soltanto un brivido. Sono stati accontanti, purtroppo: finalmente Urbano Cairo ha portato il suo Torino oltre la mediocrità. Il campionato dei granata – che cominciano addirittura a vedere i fantasmi della Serie B – è la dimostrazione che si può sempre fare peggio, e che l’assenza totale di ambizione alla lunga può diventare pericolosa. Più volte abbiamo raccontato questo grigio limbo in cui è sprofondato il Toro nella gestione Cairo: troppo forte per la retrocessione, non abbastanza per puntare alle coppe. Nella lotta salvezza non si ritrovava mai invischiata, più per demerito altrui che proprio (anche nel 2020 e 2021 – rispettivamente 16° e 17° – la salvezza fu raggiunta con abbondante anticipo), mentre l’Europa è sempre rimasta irraggiungibile.

Intendiamoci: in questa Serie A non è semplice competere ad alti livelli. Ci sono quattro squadre completamente fuori portata per tutte le altre (le solite Inter, Milan, Juventus, e in parte il Napoli), seguite dalla Roma che ha una proprietà con disponibilità importanti. Ma anche Atalanta, Lazio e Fiorentina viaggiano su valori differenti. Teoricamente, la corsa ai primi sei-sette posti è chiusa in partenza ogni anno. Poi per fortuna il calcio non è una scienza esatta, come dimostrano gli esempi virtuosi della stessa Atalanta (che ormai ha numeri da big, ma soltanto dopo anni di presenze nelle coppe che hanno ampliato il bilancio), del Bologna, e adesso anche del Como (seppur in quest’ultimo caso con un investimento economico massiccio). Per inserirsi ai piani alti ci vogliono ambizione e grande capacità di scouting. Qui subentrano le responsabilità di Cairo, perché evidentemente al patron-editore è mancata sia l’una che l’altra.

Il suo progetto è sempre stato mediocre, perché non è mai riuscito a fare il salto di qualità, e forse nemmeno ci ha provato. Non si parla solo di investimenti (è legittimo per un imprenditore non voler buttare soldi nel pallone), ma proprio di idee e di sogni. Non c’è stata nemmeno la voglia di proporre un calcio innovativo (tutte le scelte in panchina sono sempre state piuttosto conservative), lanciare giovani o scoprire talenti sul mercato, provare il colpaccio in Coppa Italia. Nulla di nulla. Un approccio prudente, di totale mantenimento dello status quo, che ha finito per anestetizzare una piazza tra le più passionali d’Italia, deprimere tifosi e forse gli stessi giocatori, mortificare tutto l’ambiente. Ed ecco le conseguenze. A furia di scendere in campo senza un reale obiettivo, i granata hanno cominciato a mettere in fila una prestazione più imbarazzante dell’altra, inanellando risultati negativi, perché poi nel calcio le motivazioni sono quasi tutto. Dopo due sconfitte consecutive, una sola vittoria nel 2026 (a inizio gennaio, contro il Verona), la squadra è scivolata sempre più indietro. Tra i tifosi si inizia a parlare apertamente di retrocessione.

In realtà, anche per il Torino vale un po’ lo stesso discorso già fatto per la Fiorentina. In questa Serie A dove a dicembre ci sono già due squadre virtualmente in B (quest’anno Pisa e Hellas), bisogna mettersi davvero d’impegno per retrocedere. Per un club che ha in rosa giocatori di un certo calibro, vista l’inadeguatezza delle rivali, è quasi impossibile, alla lunga i valori troppo superiori sono destinati ad emergere. Infatti la Viola, che molti davano per spacciata, si è pian piano ritirata su, anche se al momento si trova ancora al terzultimo posto, a dimostrazione che una volta finiti nelle sabbie mobili non è comunque facile uscirne. E proprio la Fiorentina adesso può inguaiare il Toro, perché se dovesse vincere il derby-spareggio contro il Pisa, i granata si ritroverebbero a soli tre punti dalla zona retrocessione. Con l’obbligo di cominciare a giocare per qualcosa che conta. Forse è l’incognita più grande per una squadra cerebralmente morta, che non è abituata a lottare per un obiettivo, figuriamoci a soffrire. Per una piazza che da anni non prova più nulla e adesso inizia ad aver paura. Questa, almeno, è un’emozione.

X: @lVendemiale

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