Non è indagato ma si rivolse alla cosca Commisso: si dimette l’assessore comunale di Siderno Carlo Fuda
È finito nelle carte dell’inchiesta sulla cosca Commisso e si è dimesso l’assessore comunale di Siderno Carlo Fuda che ha inviato una lettera alla sindaca Mariateresa Fragomeni rassegnando nelle sue mani le deleghe alle Politiche della casa, Manutenzione, Decoro Urbano e Verde Pubblico, Cimiteri e Impianti Sportivi. La vicenda è legata a quanto è emerso nel provvedimento di fermo che la Dda di Reggio Calabria ha eseguito nei giorni scorsi a Siderno dove il procuratore Giuseppe Borrelli e il coordinatore della Distrettuale nella zona jonica Giuseppe Lombardo hanno stroncato una delle più potenti famiglie della ‘ndrangheta, i Commisso appunto.
Tra i sette soggetti finiti in carcere, infatti, c’è Antonio Commisso che i magistrati indicano come l’attuale reggente della cosca. Figlio di un latitante in Canada e nipote omonimo del patriarca di Siderno deceduto l’anno scorso, infatti, Commisso avrebbe fatto una cortesia all’assessore Carlo Fuda.
Sebbene dal provvedimento di fermo quest’ultimo non risulti indagato, quanto emerso dalle intercettazioni ha investito il Comune guidato dal centrosinistra. In sostanza, dalle indagini condotte dai carabinieri del Ros e coordinate dalla Dda di Reggio Calabria è emerso che l’amministratore locale si rivolse a Commisso “affinché facesse pressioni – scrivono gli inquirenti – su un soggetto che esigeva il rientro di una somma prestata al figlio per debiti di gioco, e che non era stata ancora saldata. Come segno di ringraziamento Carlo Fuda, sfruttando il ruolo di assessore da lui ricoperto, a titolo di favore personale, faceva pulire dai mezzi di Muraca srl, azienda che si occupa dei lavori di pulizia nel Comune di Siderno, i tratti di strada privata nella disponibilità di Antonio Commisso”.
Emersa la notizia, quindi, l’assessore ha deciso di dimettersi e nella lettera inviata al sindaco ha scritto: “Pur riconoscendo e ribadendo con assoluta chiarezza ogni forma di mia estraneità ai fatti oggetto di attenzione mediatica, non risultando il sottoscritto indagato né coinvolto in alcun procedimento, ritengo tuttavia che, nel momento attuale, sia doveroso compiere un passo di responsabilità istituzionale”.
Una decisione assunta perché “la funzione pubblica – scrive sempre Fuda – richiede trasparenza, serenità e piena tutela dell’azione amministrativa. Per rispetto dell’ente, dell’istituzione che rappresentiamo e del lavoro svolto in questi anni con impegno, correttezza e spirito di servizio, considero opportuno rimettere le deleghe affinché l’attività amministrativa possa proseguire senza alcuna strumentalizzazione. È stato per me un onore poter contribuire all’azione amministrativa con dedizione e senso delle istituzioni”.