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Teatro Sannazaro, com’è potuto succedere? Sono intossicata dal piagnisteo

Dopo le promesse, "tornerà più bello di prima" (chi ci crede), la cruda realtà: un cratere di rovine e cenere nel cuore della città ferita a morte
Teatro Sannazaro, com’è potuto succedere? Sono intossicata dal piagnisteo
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Dopo lo shock, il piagnisteo: un pezzetto della nostra cultura in fiamme. Dopo le promesse, “tornerà più bello di prima” (chi ci crede), la cruda realtà: un cratere di rovine e cenere nel cuore della città ferita a morte. Il teatro si è incendiato come un fiammifero, una boato e la cupola di legno è crollata sulla platea. Se fosse stato orario di spettacolo sarebbe stata una strage.

Tutt’intorno fiamme alte da girone dantesco. L’ultima ristrutturazione risale al 2021. Ma che n’era del sistema d’allarme anti/incendio? Spento, rotto? Boh! A nessuno si è accesa la lampadina dopo la tragedia di Crans-Montana: fare controlli a tappeto nei luoghi pubblici, sopratutto in quelle strutture storiche tutte in legno. Bastava rileggersi quello che la normative prevede: “I sistemi antincendio nei luoghi pubblici sono spesso collegati direttamente o indirettamente ai Vigili del Fuoco, in particolare per le attività soggette al rilascio del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI). I sensori rilevano l’incendio, attivando allarmi locali e, in molti casi, inviando una segnalazione remota alla centrale operativa competente”.

Mi interrogo sull’avverbio “spesso”. Suona quasi un’optional. Cioè, gestori di luoghi pubblici, fate voi… Da un anno chi gestisce bnb e case vacanze sono stati sfiniti dalle nuove normative (come è giusto che sia) di installare un rivelatore di fumo in casa. Com’è possibile che sia avvenuto questo in un teatro storico? Chi doveva vigilare?

La legge stabilisce che l’impianto antincendio deve essere dimensionato e progettato in base alla valutazione del rischio incendio, tenendo conto della destinazione d’uso dell’edificio e del numero di occupanti. Ogni componente, dalla rete idrica antincendio ai sistemi automatici di spegnimento, deve rispettare standard di qualità e sicurezza certificati. L’assicurazione adesso pagherà se non sono state rispettate le normative? I danni per il momento si aggirano intorno ai 70 milioni di euro. E’ già partito un crowdfunding, una sorta di colletta. La si fece pure per La Venere degli Stracci di Pistoletto che bruciava nel luglio 2023. Alt, fermi tutti! La sottoscritta si chiese su questo blog perché pagare l’opera due volte visto che doveva essere in materiale ignifugo? Passo indietro di Pistoletto che fece cadeau alla città e la sottoscritta fece risparmiare al Comune la bella cifretta di 160mila euro.

L’autorità di controllo (in)competente ha verificato se i materiali del teatro (tappezzerie, moquette, poltrone) fossero anti/incendio, questo sconosciuto? E adesso siete pronti alla mise en scene del rimpallo di responsabilità dove la colpa è sempre di qualcun altro. Stesso squallido copione in atto a Le Constellation di Crans.

Il Teatro Sannanzaro è stato, sì, il salotto bomboniera di cui conserva ancora un suo charme, ma di smalto ne ha perso parecchio. Inaugurato il 26 dicembre 1847, per volontà e finanziamento del duca Giulio Mastrilli. Per la ricchezza degli ori e degli stucchi il teatro fu definito all’epoca un jolie bouquet. Nel 1888 fu il primo teatro in città ad essere illuminato con la luce elettrica e nel 1889 la Prima di Na Santarella, commedia di Eduardo Scarpetta, restò in scena con più di cento repliche.

E se la mia firma di riferimento del Corriere Eduardo Cicelyn, voce libera e non compiacente al “sistema”, prende tempo: “Prima voglio capirci. Neanche si capisce da dove è partito l’incendio…”, la vicenda è cupa. A quell’ora a Napoli grandinava alla grande e dunque, una pompe anti/incendio naturale, come manna dal cielo ha evitato che l’incendio si propagasse oltre misura. Forse è partito da un corto circuito di una casa costruita a ridosso del teatro a mo’ di presepe. Boh!

Come ricorda la Venere degli Stracci in fiamme fa più notizia un’opera distrutta che l’opera in sé. E brucia più la mala coscienza di chi deve provvedere ai controlli. Di questo, sono più intossicata dei poveri intossicati e sfollati del quartiere Chiaia.

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