Fiori contro l’odio social: un volontario (e allenatore) consola Pola Beltowska che ha sbagliato il lancio dal trampolino
Un salto sbagliato, un attimo di esitazione, e il sogno olimpico si incrina. È quello che è accaduto a Predazzo, durante le gare dei Giochi di Olimpiadi Milano-Cortina, alla giovane atleta polacca Pola Beltowska. Un errore al trampolino le è costato l’accesso alla finale con la nazionale biancorossa. Ma a ferire più della prova mancata sono stati i commenti velenosi arrivati sui social dal suo stesso Paese. Frasi umilianti, piene di incomprensibile disprezzo. In mezzo a quella tempesta digitale, però, si è acceso un piccolo faro di umanità. È stato Vincenzo La Camera, allenatore di atletica leggera con oltre quarant’anni di esperienza e volontario ai Giochi. Addetto alla partenza del trampolino di salto con gli sci, La Camera non è nuovo a esperienze olimpiche: aveva già prestato servizio a Olimpiadi Invernali di Torino 2006 e da quasi vent’anni è un punto di riferimento per l’impianto della Val di Fiemme. Ha rincuorato l’atleta offrendole – come riporta il quotidiano La Stampa – un mazzo di fiori.
“In tanti anni ho sempre insegnato il rispetto e l’educazione – ha raccontato al rientro da Predazzo. Può capitare di sbagliare una prova alle Olimpiadi, soprattutto se si è all’esordio». Parole che pesano come pietre, in un’epoca in cui la critica si trasforma facilmente in aggressione- La vicenda di questa giovane ragazza mi ha molto toccato. Per questo ho voluto fare questo gesto, in accordo con il direttore di gara Sandro Pertile. Quando mi ha visto con il mazzo di fiori la giovane atleta non aveva inizialmente capito: tra l’altro era il giorno di San Valentino e chissà cosa avrà pensato, poi le è stato spiegato quali erano le mie intenzioni. Era molto sorpresa: anche io ero molto emozionato e l’ho rincuorata, cercando di tirarle un po’ su il morale. Non dovrebbe più considerare quei brutti commenti o, perlomeno, trasformarli in motivazione per fare meglio nella prossima gara. Anche i media polacchi hanno ripreso tutto e spero proprio che questo messaggio di solidarietà sia stato divulgato anche nel suo paese. Ci tenevo tanto e ci sono riuscito”.
Un gesto semplice, quasi d’altri tempi, ma potente nella sua autenticità. In un ambiente in cui la pressione è altissima e l’errore diventa subito bersaglio pubblico, qualcuno ha ricordato che lo sport è prima di tutto crescita, rispetto e condivisione. La storia ha fatto rapidamente il giro dei media polacchi, diventando un simbolo di solidarietà oltre i confini nazionali. E forse è proprio questo il risultato più importante: aver dimostrato che alla cattiveria si può rispondere con eleganza, e che dietro ogni atleta c’è una persona.