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“Il tuo piccolo è stanco, mamma”. “A volte vorrei che mi succedesse qualcosa di brutto”: i messaggi (poi rimossi) postati da Ilia Malinin

Il 21enne americano era il favorito per l'oro nel pattinaggio artistico a Milano-Cortina 2026. E' stato autore di una prova choc, ma prima e dopo la gara il suo account TikTok già denunciava un malessere crescente e l'oppressione dei genitori-allenatori
“Il tuo piccolo è stanco, mamma”. “A volte vorrei che mi succedesse qualcosa di brutto”: i messaggi (poi rimossi) postati da Ilia Malinin
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“A volte vorrei che mi succedesse qualcosa di brutto, così non dovrei farlo da solo”. È preoccupante il tenore di questo e altri messaggi ripostati da Ilia Malinin sul suo profilo TikTok, prima di essere cancellati. Il 21enne pattinatore americano, il “Dio dei quadrupli“, è stato autore di una prova catastrofica nel programma libero del pattinaggio artistico alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026: al Forum tutti si aspettavano il suo oro, invece sono arrivate solo tante cadute. Ma rileggere quei messaggi, postati prima e dopo la gara, fa emergere chiaramente un malessere crescente per le pressioni subite, non solo dal mondo esterno.

“Il tuo piccolino è stanco, mamma”, si legge in un altro post. La madre è Tatiana Malinina, ex pattinatrice uzbeka che ha dato il cognome al figlio temendo che negli Usa quello del padre fosse considerato troppo russo. Il padre è Roman Skorniakov, anche lui ex pattinatore olimpico, anche se il miglior risultato è un 19esimo posto. Quel padre che stava a testa bassa, con le mani nei capelli, mentre il figlio Ilia Malinin cercava disperatamente il suo sguardo dopo quel punteggio bassissimo che lo condanna all’ottava posizione nella finale olimpica.

La figura dei genitori-allenatori può generare grandi storie sportive ma può essere anche fonte di grandi oppressioni. Il tennis, ad esempio, da Agassi alle Williams, è pieno zeppo di questi rapporti ambigui. Malinin domina il pattinaggio artistico da tre stagioni, ma ha solo 21 anni. Le Olimpiadi sono un’altra storia, la pressione è enorme. E il giovane campione forse non ha trovato l’appoggio di cui aveva bisogno.

“Niente fa più male che dare il massimo e comunque non essere abbastanza bravo“, si legge in un altro post, che sembra proprio riferito ai genitori-coach. E ancora: “Quando torno a casa, entro nella mia stanza e i miei occhi cominciano a piangere perché nessuno sa quanto duramente ci sto provando”. Le frasi di questo tipo pubblicate da Malinin sono tantissime: “La fiducia in te stesso svanisce, ti rendi conto che nonostante una versione migliore di te, sarai sempre un perdente che non riesce a fare niente bene”.

Alcuni post poi diventano un campanello d’allarme. “Fa male, perché sto dando il massimo, ma niente di quello che faccio è mai abbastanza buono per nessuno”, “Non voglio più vivere così”. Non finisce qui: “Penso di essere arrivato al punto nella vita in cui non mi importa più di cosa mi succede“. Fino alla frase più preoccupante: “A volte vorrei che mi succedesse qualcosa di brutto”. Forza Ilia Malinin, c’è un futuro oltre le Olimpiadi: qualsiasi esso sia.

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