Ucraina. Il fondo ai Caraibi, le società alle Marshall, le banche in Svizzera: così l’ex ministro Galushchenko & C. riciclavano le tangenti del settore energetico
Un fondo di investimento in un paradiso fiscale ai Caraibi. Due società in un’isola nell’Oceano Pacifico che investivano nel fondo attraverso tre banche in Svizzera. Al centro dello schema l’ex moglie e i 4 figli di Herman Galushchenko, l’ex ministro ucraino dell’Energia coinvolto nell’inchiesta “Midas” e arrestato domenica mentre tentava di fuggire all’estero. Un complicato gioco di scatole cinesi usato, secondo l’Ufficio nazionale (Nabu) e la Procura specializzata anti-corruzione (Sapo), per riciclare oltre 100 milioni di dollari frutto delle tangenti imposte sugli appalti del settore energetico, già in ginocchio dopo anni di bombardamenti russi.
Tutto comincia nel febbraio 2021 quando sull’isola di Anguilla, territorio britannico d’oltremare nei Caraibi orientali iscritto nella lista nera Ue dei tax haven, viene registrato un fondo “che avrebbe dovuto attrarre circa 100 milioni di dollari di investimenti”, specificano i pm. L’operazione è orchestrata dal gruppo che gravita attorno a Timur Mindich, ex socio di Volodymyr Zelensky e deus ex machina di quella che gli inquirenti chiamano la “lavanderia“. Il fondo viene intestato a un conoscente di lunga data dell’organizzazione, un cittadino delle Seychelles e di Saint Kitts e Nevis, lo Stato sovrano più piccolo dell’emisfero occidentale situato come Anguilla nelle Piccole Antille, che aveva il compito di riciclare le mazzette.
Tra gli “investitori” del fondo figura anche la famiglia di Galushchenko. La sua partecipazione è schermata attraverso due società create dall’altra parte del globo, nelle Isole Marshall, integrate nella struttura di un trust registrato a Saint Kitts e Nevis e tra i cui beneficiari figurano l’ex moglie e i quattro figli dell’ex ministro. Queste due società iniziano a investire nel fondo di Anguilla acquistandone le azioni e i membri della “lavanderia”, “nell’interesse del sospettato” specificano i pm, trasferiscono soldi sui conti del fondo aperti presso tre banche svizzere.
Il meccanismo alla base del riciclaggio è riassunto in uno schema elaborato dai magistrati. Il denaro frutto delle tangenti incassate sugli appalti di Energoatom, il colosso statale dell’energia, viene raccolto da “Rocket“, nome con il quale nelle chat dell’organizzazione viene indicato Ihor Myroniuk, ex consigliere di Galushchenko, e trasferito nella “lavanderia” in cui operano “Carlson” (ovvero Mindich), “Che Guevara” (l’ex vicepremier Oleksiy Chernyshov) e “Sugarman”, ovvero Oleksandr Tsukerman, incaricato della gestione tecnica del riciclaggio. Il totale raccolto, per gli inquirenti che in questa indagine collaborano con i colleghi di altri 15 paesi, è di 112 milioni di dollari in contanti.
I soldi vengono quindi convertiti in criptovalute su piattaforme internazionali, trasferiti nel fondo sull’isola di Anguilla che è partecipato dalle due società intestate intestate all’ex moglie e ai quattro figli di Galushchenko, che acquistano quote del fondo diventandone “investitori”. A quel punto i capitali risultano apporti privati e sono perfettamente ripuliti. Da lì, il denaro prende la via della Svizzera. Secondo l’accusa, sui conti elvetici intestati al fondo sarebbero arrivati 7,4 milioni di dollari. Altri oltre 1,3 milioni di franchi svizzeri e 2,4 milioni di euro sarebbero stati consegnati in contanti alla famiglia dell’ex ministro. Parte di questi, sottolineano i pm, “è stata spesa per pagare l’istruzione dei figli in prestigiosi istituti svizzeri ed è stata depositata sui conti dell’ex moglie. Il resto è stato collocato su depositi bancari, dai quali la famiglia dell’alto funzionario riceveva redditi aggiuntivi e li spendeva per esigenze personali”.
Il 15 febbraio Galushchenko è stato fermato dai detective della Nabu mentre tentava di lasciare l’Ucraina. Ora è accusato di riciclaggio e associazione a delinquere.