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Ultimo aggiornamento: 14:36

Referendum, Gratteri a La7: “Chi interpreta diversamente quello che ho detto è in malafede e vuole alzare lo scontro”

Il magistrato chiarisce le sue parole e ribadisce: 'Non ho mai equiparato tutti quelli che voteranno Sì a mafiosi o massoni'.
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Il procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, interviene a Piazzapulita, su La7, per chiarire le dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi al Corriere della Calabria sul referendum sulla giustizia. Parole che hanno innescato una forte polemica politica, con accuse di generalizzazione e attacchi alla sua figura.
Al centro della bufera c’è un passaggio dell’intervista in cui Gratteri afferma che tra chi voterà Sì ci saranno anche “gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”. In studio, il magistrato respinge l’interpretazione secondo cui avrebbe equiparato tutti i sostenitori del Sì a soggetti legati a contesti criminali o opachi.

Non ho mai detto che tutti quelli che voteranno Sì sono mafiosi, imputati o massoni deviati”, precisa. E ricostruisce il contesto dell’intervista: “Due giorni fa ho rilasciato un’intervista al Corriere della Calabria e in una parte dell’intervista abbiamo parlato ampiamente di quello che, nei sette anni di mia permanenza alla Procura distrettuale di Catanzaro, ho fatto con i miei giovani colleghi e con una polizia giudiziaria eccezionale di altissimo livello. Abbiamo fatto cose importanti, indagini importanti e abbiamo ridato speranza ai calabresi. Nell’intervista abbiamo parlato di Calabria e di ‘ndrangheta, e qui dico che i miei interventi non possono essere parcellizzati“.

Gratteri sottolinea che la sua riflessione riguarda chi, a suo parere, trae vantaggio da un sistema giudiziario più debole. Ma, ribadisce, “non ho detto, come strumentalmente vogliono far credere, che quelli che votano Sì siano tutti appartenenti ai centri di potere, alla massoneria deviata e alla ‘ndrangheta”.
Nel confronto con Formigli, il procuratore distingue tra una generalizzazione e una valutazione basata sull’esperienza maturata in Calabria. E aggiunge che sui social, in riferimento al Sì al referendum, si trovano commenti di ogni tipo: “di persone perbene, di pregiudicati, di parenti di pregiudicati, c’è di tutto”. E avverte: “Andate a vedere i numeri tra le persone perbene e quelle non perbene”.

Alla domanda sul perché, secondo lui, ambienti deviati e ’ndranghetisti sceglierebbero il Sì, il magistrato risponde: “Perché sanno perfettamente che, indebolendo la magistratura, loro potranno dormire sonni più tranquilli“.
Gratteri accusa quindi i suoi detrattori di strumentalizzazione: “Qui c’è gente che scientificamente prende un pezzettino di un’intervista e la mette in rete, pensando di scatenarmi chissà cosa e chissà chi, pensando di bloccarmi, di delegittimarmi. Si sbagliano“.

E aggiunge: “Chi interpreta diversamente quello che ho detto è in malafede e vuole alzare lo scontro. Ma io non ho nessun tipo di problema, perché il senso della paura l’ho superato 35 anni fa, quindi state tranquilli tutti. Non è che mi fermerete con questi attacchi, con queste minacce, con interrogazioni parlamentari, procedimenti disciplinari annunciati e tutto quello che volete – chiosa – Perché io posso spiegare in ogni momento ogni cosa della mia vita: quello che ho detto, che dico, che dirò e che faccio”.

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A cura di Paolo Frosina
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