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“Le domande poste dalla difesa mi hanno fatto sentire sotto accusa”, la testimonianza dell’ex hostess palpeggiata da un sindacalista per “30 secondi”

La Cassazione aveva annullato l’ultimo verdetto che aveva assolto l'uomo, perché la finestra temporale - calcolata in circa 30 secondi - "le avrebbe consentito anche di potersi dileguare"
“Le domande poste dalla difesa mi hanno fatto sentire sotto accusa”, la testimonianza dell’ex hostess palpeggiata da un sindacalista per “30 secondi”
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“Per me ripercorrere, a distanza di otto anni, quello che ho subito è stato faticoso ed emotivamente doloroso”. L’ex hostess, che nel 2018 fu palpeggiata per 30 secondi da un sindacalista, è tornata a testimoniare in aula per un processo d’appello bis, dopo che la Cassazione ha annullato l’ultimo verdetto, che aveva assolto l’uomo. La donna nel 2018 denunciò la violenza sessuale da parte di un sindacalista all’aeroporto di Malpensa L’uomo era stato assolto in primo e secondo grado, perché secondo i giudici, in quei “30 secondi” avrebbe potuto opporsi.

Ancora una volta la donna ha dovuto testimoniare: questa volta davanti alla Corte milanese (giudici Manzi-Rinaldi-Fasano), assistita dall’avvocato Gionata Bonuccelli. Ha di nuovo risposto alle domande delle parti e dei giudici. “I giudici volevano evidentemente verificare che il suo racconto collidesse con quelli già agli atti e così è stato, anche se la difesa ha cercato di minare la sua credibilità”, ha chiarito il legale di parte civile. “Le domande poste dalla difesa mi hanno fatto sentire sotto accusa, sensazione che le donne vittime di violenza non dovrebbero più provare” ha detto la donna fuori dall’aula.

Secondo la Corte d’Appello di Milano, che aveva confermato il verdetto del Tribunale di Busto Arsizio (Varese) del 2022, quei comportamenti dell’uomo non erano stati tali “da porre la persona offesa in una situazione di assoluta impossibilità di sottrarsi alla condotta”. La condotta dell’uomo, sostenevano i giudici, “non ha (senz’altro) vanificato ogni possibile reazione della parte offesa, essendosi protratta per una finestra temporale”, ossia “20-30 secondi”, che “le avrebbe consentito anche di potersi dileguare“.

Per la Cassazione, invece, “è chiaro” che la hostess, che si era recata dall’allora sindacalista “per esporre un problema di lavoro era rimasta del tutto disorientata e sguarnita rispetto ai comportamenti dell’uomo”. Tuttavia in questi casi “la giurisprudenza è netta”, perché la “sorpresa” di fronte all’abuso “può essere tale da superare” la “contraria volontà“, causando nella vittima una “impossibilità di difendersi”. Per la Suprema Corte, quindi, il “ritardo nella reazione“, ovvero “nella manifestazione del dissenso”, è “irrilevante” per la “configurazione della violenza sessuale”.

“Avevamo concordato l’appuntamento per la possibile causa di lavoro nella palazzina sindacale a Malpensa, ma lui arrivò con un forte ritardo, quando ormai gli uffici erano chiusi e deserti”, ha ripercorso con queste parole la violenza subita il 12 marzo di 8 anni fa. Il 14 maggio interverrà il pg per chiedere la condanna (chiese 3 anni nel primo processo di secondo grado), poi parleranno la parte civile e la difesa con l’avvocato Roberto Donetti. “Io non ho avuto timore a raccontare di nuovo quello che mi è accaduto – ha concluso l’ex hostess – mentre lui in questi anni la sua versione l’ha cambiata spesso“.

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