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Uomo Vitruviano “censurato” nella sigla olimpica, le opposizioni all’attacco. La Rai: “Contenuti prodotti da Olympic Broadcasting Services”

Il Partito democratico chiede se il plurisfiduciato direttore di Rai Sport, Palo Petrecca, abbia autorizzato la messa in onda di una versione alterata di uno dei simboli universali del Rinascimento
Uomo Vitruviano “censurato” nella sigla olimpica, le opposizioni all’attacco. La Rai: “Contenuti prodotti da Olympic Broadcasting Services”
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Sembrava una pratica relegata al passato: coprire o alterare i genitali nelle opere d’arte. E invece la censura, almeno secondo le opposizioni, avrebbe colpito perfino Leonardo da Vinci. Al centro della polemica c’è l’Uomo Vitruviano, il celebre disegno simbolo dell’armonia tra arte e scienza e dell’uomo come misura del mondo, che nella sigla dei Giochi Olimpici di Milano Cortina trasmessa dalla Rai apparirebbe privo dei genitali.

A sollevare il caso è stato il Corriere della Sera, che ha evidenziato la modifica nel video in onda, innescando un nuovo fronte di scontro politico sulla gestione olimpica del servizio pubblico. Il Partito democratico chiede se il plurisfiduciato direttore di Rai Sport, Palo Petrecca, abbia autorizzato la messa in onda di una versione alterata di uno dei simboli universali del Rinascimento e annuncia un’interrogazione parlamentare al ministro della Cultura, Alessandro Giuli. I dem vogliono sapere se la Rai fosse formalmente autorizzata all’uso dell’immagine e se la Direzione dei Musei Reali di Torino, che tutela l’opera, abbia consentito eventuali modifiche. “Lo sfregio è evidente, qualcuno ha sicuramente sbagliato”, sostengono.

Anche il Movimento 5 Stelle attacca duramente, parlando di “più retriva censura da salotto” e paragonando la Rai agli “Ayatollah”. Nel mirino ancora il direttore di Rai Sport, accusato di collezionare “figuracce olimpiche” (dopo la disastrosa telecronaca della cerimonia di inaugurazione), mentre viene evocato un doppio standard tra libertà artistiche concesse in altri contesti televisivi e la presunta censura del capolavoro leonardesco.

La replica della Rai è netta. L’azienda parla di “ennesima polemica pretestuosa” e di “fake news”, ricordando che la sigla e l’intero pacchetto grafico dei Giochi non sono realizzati dal servizio pubblico. I contenuti sono prodotti e distribuiti da Olympic Broadcasting Services, organismo ufficiale del Comitato olimpico internazionale, e forniti in modo identico a tutte le emittenti titolari dei diritti nel mondo. Le televisioni, sottolinea la Rai, sono obbligate a trasmetterli secondo standard internazionali condivisi e non possono modificarli in alcun modo.

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