Il mondo FQ

Stellantis crolla in Borsa: il pesce grosso mangia il piccolo. Di nuovo

Forse non è ancora completamente chiaro che l’industria europea non può più competere con quella cinese, ma di sicuro non lo potrà fare rifugiandosi in tecnologie obsolete
Stellantis crolla in Borsa: il pesce grosso mangia il piccolo. Di nuovo
Icona dei commenti Commenti

Vi ricordate di quando in Italia c’erano tante case automobilistiche indipendenti? Autobianchi, Abarth, Alfa Romeo, eccetera. Piano, piano, sono state tutte assorbite dal gruppo Fiat. Come si dice, “il pesce grosso mangia il piccolo” e non era solo una tendenza italiana; succedeva ovunque in Europa e nel mondo. Ma, alla fine, anche i pesci grossi dell’industria automobilistica si sono accorti che da soli non potevano sopravvivere. A furia di fusioni, anche la Fiat è scomparsa come società indipendente nel 2021, incorporata nel gruppo Stellantis.

Ma le cose continuano ad evolversi e il crollo in borsa di Stellantis di questi giorni ha fatto molto rumore. E non è solo un’oscillazione momentanea: da quando è stata creata, Stellantis è calata dall’8,1% della produzione globale al 6.1% in 2025. È tuttora al quarto posto fra i produttori mondiali, ma se continua così rischia di sparire o essere fagocitata a sua volta.

Cosa sta succedendo? Le interpretazioni si sprecano: colpa dei Verdi, dei Comunisti cinesi, di Greta Thunberg, di Klaus Schwab, degli Gnomi di Zurigo, o di quelli che mettevano il grafene nei vaccini per ammazzarci tutti. Al momento, l’ipotesi più gettonata sembra essere che è colpa delle macchine elettriche. Si dice che c’è stato troppo entusiasmo verso i veicoli elettrici, e ora invece si è scoperto che non le compra nessuno. Quindi, i proponenti sono rimasti, come si suol dire, con la batteria in mano.

Non so come la vedete voi, ma io non ci credo molto. Non mi risulta che l’industria europea fosse così tanto entusiastica nei riguardi delle auto elettriche. Vi ricordate cosa ne diceva Marchionne, l’amministratore delegato della Fiat? Non ne voleva sapere, e non era il solo nell’industria. Per non parlare del fatto che improvvisamente si sarebbero accorti che le auto elettriche “la gente non le vuole.” Ma cosa si aspettavano dopo due anni di propaganda negativa massiccia su tutti i media? Avete visto per caso un annuncio di Stellantis che diceva “Le nostre auto elettriche non prendono fuoco. È una balla!”? Se erano tanto fogati per le auto elettriche, avrebbero dovuto fare qualcosa del genere.

Mi sa, invece, che stiamo vedendo la continuazione di cose che stanno accadendo da tempo: il pesce grosso mangia il piccolo. Oggi, l’industria cinese è il pesce grosso mentre quella europea è quello piccolo. Ma come mai l’Europa si ritrova a fare da sardina di fronte alla balenottera cinese? Ne ho già parlato un po’ in un post precedente dove raccontavo perché mi sono comprato un’auto elettrica cinese. Qui, vediamo di entrare più nei dettagli.

Il problema principale dell’industria automobilistica europea (e non solo) è che l’Europa non ha più risorse energetiche fossili proprie e nemmeno grandi risorse minerali. La conseguenza è che se vogliamo produrre automobili, o qualunque altra cosa, dobbiamo importare sia l’energia che le materie prime. Questo è uno svantaggio nella competizione con chi usa risorse proprie.

I cinesi, invece, sono già indipendenti per molte risorse minerali (per esempio, le famose terre rare). Allo stesso tempo stanno installando energia rinnovabile a un ritmo forsennato. È una scelta strategica e commerciale intelligente: usando veicoli elettrici la Cina non sarà più ricattabile da un embargo petrolifero e sarà anche al riparo dalle oscillazioni dei prezzi. Per non parlare dei fattori di scala e del capitale umano: la Cina genera ogni anno un numero di laureati in materie scientifiche più di tre volte superiore a quello dell’Europa.

Oggi, la Cina produce oggi quasi il 40% dei veicoli passeggeri nel mondo. Di questi, oltre il 50% sono veicoli elettrici, principalmente elettrici puri, in parte ibridi plug-in. La Cina domina il mercato mondiale dell’auto, e non solo quello. E lo dominerà sempre di più imponendo la trazione elettrica a livello globale.

E ora? Beh, molta gente qui da noi sembra aver capito le cose al contrario, sostenendo seriamente che per sopravvivere dovremmo tornare indietro ai veicoli termici. Sarebbe un po’ come voler resuscitare l’Autobianchi, fagocitata dalla Fiat nel 1968. Vi ricordate la “bianchina” di Fantozzi? Che nostalgia quella 500 con le pinne posteriori! Forse non è ancora completamente chiaro che l’industria europea non può più competere con quella cinese, ma di sicuro non lo potrà fare rifugiandosi in tecnologie obsolete.

Più ragionevolmente, dovremmo tener conto di quello che diceva il filosofo cinese Laozi (quello del “Tao Te Ching”): “Chi si adatta vince, chi rimane rigido, perde”. Ci dobbiamo adattare. Ci adatteremo.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione