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“Testa di ca*zo”: la Procura apre un’inchiesta dopo l’insulto di Conte all’arbitro. Cosa rischia

C'è già il precedente Lautaro Martinez, accusato di aver bestemmiato: in quel caso l'argentino patteggiò pagando una multa di 5mila euro
“Testa di ca*zo”: la Procura apre un’inchiesta dopo l’insulto di Conte all’arbitro. Cosa rischia
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“Almeno vallo a vedere, no? Testa di c*zzo”. Gli insulti pesanti di Antonio Conte all’arbitro Manganiello nel corso della sfida di Coppa Italia tra Napoli e Como (poi vinta ai rigori dalla squadra di Fabregas) sono diventati virali sul web nel giro di pochissime ore. E in mattinata – secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport – anche sui tavoli della procura e del procuratore Giuseppe Chinè, che ora sta raccogliendo tutte le immagini e gli audio dell’episodio per valutare l’apertura di un procedimento disciplinare a suo carico. Nel referto arbitrale però non c’è nulla. Il tecnico del Napoli – dopo un intervento di Ramon su Hojlund – aveva infatti chiesto un cartellino rosso per il calciatore spagnolo che era già ammonito.

Manganiello però ha deciso di non sanzionarlo, scatenando la furia di Antonio Conte. “Non l’ha dato. Ma almeno vai a vedere, no? Testa di c*zzo. Almeno vai a vedere”, ha urlato Conte nei confronti del direttore di gara, che però non ha sentito nulla essendo in quel momento lontanissimo dalla panchina del Napoli. Ma cosa rischia, nel concreto, adesso Antonio Conte? Il tecnico del Napoli – visibilmente nervoso anche nel post gara con i giornalisti – potrebbe essere sanzionato con una giornata di squalifica, che però sarebbe evitabile nel caso in cui dovesse chiedere un patteggiamento con sanzione pecuniaria.

Il precedente di Lautaro Martinez

C’è già un precedente che riguarda Lautaro Martinez. L’argentino era stato accusato di aver bestemmiato nel corso della sfida tra Juventus e Inter. Il video del labiale – che sembrava abbastanza chiaro – fece il giro del web in pochissimo tempo, ma Lautaro Martinez non fu squalificato. In quel caso infatti a “salvarlo” dalla squalifica immediata era stata l’assenza di audio. L’espressione blasfema, per essere sanzionata, deve essere “inequivocabile e andare oltre ogni ragionevole dubbio”.

La Procura aveva aperto un fascicolo e acquisito tutti i filmati girati da Dazn e, secondo quanto poi filtrò in quelle settimane, era riuscita a risalire all’audio dell’episodio, che avrebbe certificato la bestemmia. Considerato però l’allungarsi dei tempi, con l’apertura delle indagini che prevede necessariamente un procedimento davanti al Tribunale federale nazionale, Lautaro e l’Inter si sono trovati di fronte a una scelta: andare a giudizio di fronte al TFN, rischiando così la giornata di squalifica, oppure patteggiare dimezzando la sanzione. Lautaro – e l’Inter – avevano quindi deciso di chiudere il caso anticipando la fine delle indagini e l’inizio del procedimento, con l’argentino che pagò poi solo una multa di 5mila euro.

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