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Ilia Malinin e la sfida alle leggi della fisica: così il pattinatore Usa riesce a eseguire il quadruplo axel. E prova un salto quintuplo

Il 21enne non ha solo eseguito un salto mai visto ma ha dimostrato che sul ghiaccio la fisica è una frontiera da esplorare. Quando gli è stato chiesto farà un quintuplo ha sorriso e risposto: "I don't think so"
Ilia Malinin e la sfida alle leggi della fisica: così il pattinatore Usa riesce a eseguire il quadruplo axel. E prova un salto quintuplo
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Guardate questo foto e guardate la fatica per un’azione dinamica che dura un soffio, eppure sembra eterna. C’è un momento, nel pattinaggio artistico, in cui il rumore delle lame sul ghiaccio sembra spegnersi. È l’istante dello stacco. Un battito di ciglia in cui tutto si decide: quanto salirai, quanto girerai, come tornerai a terra. Il fenomeno statunitense Ilia Malinin, che ha già al collo la medaglia d’oro della gara a squadre con il magnifico bronzo dell’Italia ha trasformato quell’istante in un territorio inesplorato, aggiungendo mezzo giro alla storia di questo sport.

Il suo quadruplo axel non è soltanto una difficoltà in più. È un salto che amplia ai limiti la fisica del pattinaggio. Perché l’axel, a differenza degli altri salti, prevede il suo inizio in avanti. Significa partire guardando la direzione di marcia e chiedere al corpo di compiere quattro rotazioni e mezzo prima di atterrare all’indietro su un solo piede. In meno di un secondo. La straordinarietà non sta solo nel numero dei giri, ma nella qualità dell’equilibrio tra forze opposte. Per completare quattro rotazioni e mezzo serve tempo in aria. E il tempo, sul ghiaccio, si ottiene solo con l’altezza. Più in alto sali, più a lungo resti sospeso. Ma salire richiede un’esplosione muscolare che parte dalle caviglie, attraversa le ginocchia e si libera nelle anche. È una catena elastica che si carica e si scarica in un attimo.

Un’equazione a cui Malinin riesce ad aggiungere una frazione di secondo in più rispetto alla media dei pattinatori. È un dettaglio che abbaglia gli spettatori: qualche centesimo che permette al corpo di completare l’ultima rotazione e di prepararsi all’impatto. Poi entra in scena la fisica più pura. Una volta lasciato il ghiaccio, il pattinatore non può più “creare” rotazione: può solo gestirla. È il principio della conservazione del momento angolare. Quando Malinin raccoglie le braccia e compatta il busto, riduce il proprio raggio di rotazione. Il risultato è un aumento automatico della velocità di rotazione. È lo stesso meccanismo di una trottola che accelera quando si stringe su sé stessa. Ma la difficoltà del quadruplo axel è doppia: bisogna generare una rotazione enorme già allo stacco, e poi organizzarla in volo con precisione millimetrica. Troppa apertura rallenta, troppa chiusura destabilizza. È una questione di centri di massa e di allineamento perfetto: se l’asse si inclina anche di pochi gradi, l’atterraggio diventa una lotteria.

E l’atterraggio è l’altra faccia del miracolo. Tornare a terra dopo quattro rotazioni e mezzo significa assorbire una forza che può superare diverse volte il peso corporeo. Il corpo deve trasformarsi di nuovo: da proiettile in rotazione a struttura elastica capace di frenare senza spezzarsi. Il piede tocca il ghiaccio, la caviglia stabilizza, il ginocchio ammortizza, l’anca riallinea. Tutto in una sequenza automatica.

La grandezza di Malinin non è solo atletica. È una questione di consapevolezza. In quei sette-otto decimi di secondo sa esattamente dove si trova nello spazio, quando aprire le braccia, quando preparare la discesa. È una forma di intelligenza corporea rarissima: percepire l’asse invisibile attorno a cui si ruota e mantenerlo intatto mentre il mondo gira. Ovviamente per esplicare questa intelligenza, ogni muscolo deve essere allenato.

Il pattinaggio artistico ha sempre vissuto sull’equilibrio tra estetica e rischio. Con il quadruplo axel, quel confine si è spostato. Non perché la gravità sia stata sconfitta, ma perché è stata interpretata meglio. Ogni salto è un dialogo con le leggi della meccanica: forza, impulso, rotazione, attrito. Malinin ha semplicemente portato quel dialogo a un livello che sembrava teorico. C’è chi parla già di nuovi limiti da superare, di rotazioni ancora più audaci. Ma forse il punto non è contare i giri. È capire che, per un istante sospeso tra ghiaccio e aria, un atleta è riuscito a trasformare formule e vettori in emozione pura. E in quello spazio minuscolo, grande meno di un secondo, ha aggiunto mezzo giro al mondo. Ieri al termine del corto maschile al campione è stato chiesto se farà un quintuplo, l’atleta 21enne ha sorriso e risposto: “I don’t think so”, ma c’è chi lo avrebbe già visto testare un salto con tutti quei giri. Non un axel, naturalmente. Perché la fisica ha i suoi limiti anche per il God Quad, il dio dei quadrupli.

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