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Nel 2025 record di investimenti nei progetti della Nuova Via della Seta cinese. Nonostante la guerra commerciale lanciata dagli Usa

Boom guidato da un accordo per oltre 20 miliardi di dollari con il governo nigeriano e due progetti di finanziamento per 5 miliardi in Kazakistan. Si investe meno nel settore dei trasporti. Claudia Astarita, che insegna Studi Cinesi a Sciences Po: "Ha smesso di essere un progetto infrastrutturale. Ora si concentra su collaborazioni industriali in settori di punta"
Nel 2025 record di investimenti nei progetti della Nuova Via della Seta cinese. Nonostante la guerra commerciale lanciata dagli Usa
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In un anno segnato dalle crescenti tensioni internazionali con gli Stati Uniti la Cina ha deciso di moltiplicare gli investimenti destinati alla Belt and Road Initiative (BRI, anche nota come Nuova Via della Seta), la strategia commerciale, economica e diplomatica lanciata nel 2013 da Xi Jinping per rinforzare i legami tra la Cina e oltre 150 nazioni, in particolare i paesi del sud globale. Secondo un report recentemente pubblicato dalla Griffith University in Australia e dal Green Finance & Development Center di Pechino, nel corso del 2025 la Repubblica popolare ha dedicato all’iniziativa oltre 128 miliardi di dollari in progetti di costruzione e 85 miliardi di dollari in altri investimenti, rispettivamente un’impennata dell’85% e del 61% rispetto al 2024.

Un boom guidato da una serie di mega-progetti. Tra questi in particolare un accordo per oltre 20 miliardi di dollari con il governo nigeriano al fine di rinnovare i settori strategici del Paese (energetico, minerario, manifatturiero e agricolo) e due progetti di finanziamento per 5 miliardi di dollari in Kazakistan. Il report sottolinea due elementi che in anni recenti hanno marcato una decisa differenza rispetto alla prima fase della BRI: il calo degli investimenti destinati alla costruzione d’infrastrutture nel settore dei trasporti (solo il 6,2% nel 2025) e la tendenza a concentrarsi su progetti a basso rischio economico. In realtà si può dire che negli ultimi anni la BRI ha subito una decisa trasformazione.

“La Bri ha progressivamente perso i suoi limiti geografici iniziali – doveva ricalcare l’antica Via della Seta – per diventare un progetto globale“, spiega al Fattoquotidiano.it Claudia Astarita, professoressa di Studi Cinesi a Sciences Po a Parigi, e “ha smesso anche di essere un progetto infrastrutturale. Dopo aver creato una base infrastrutturale in paesi che ne erano privi, anche tramite investimenti a perdita, ora può concentrarsi su progetti più innovativi, che prevedano anche un ritorno economico, cercando collaborazioni industriali su settori di punta.”

In questo senso i principali settori su cui la Cina ha focalizzato gli investimenti del 2025, in continuità con l’anno prima, si confermano il settore energetico (43% del totale) che ha visto il più alto livello d’investimenti dall’inizio del progetto, e quello minerario (15,3%). Considerando il settore energetico, il principale aumento degli investimenti riguarda i combustibili fossili, cui vengono destinati 71 miliardi di dollari, mentre anche gli investimenti in energia “verde” raggiungono il livello più alto dal 2013, con 18.3 miliardi di dollari.

A beneficiare in modo particolare dei finanziamenti cinesi sono state soprattutto nazioni africane e centrasiatiche (in particolare il Kazakistan), mentre gli investimenti in America Latina continuano ad essere relativamente modesti. (con l’eccezione del Brasile, che però non è iscritto alla BRI). Questo stato di cose riflette in parte la strategia cinese relativa alle pressioni esercitate dagli Usa sugli stati dell’America Latina per interrompere le relazioni commerciali con la Repubblica Popolare in determinati settori.

“La Cina ha adottato una strategia pragmatica – spiega ancora Astarita – chiaramente non vede di buon occhio il ridimensionamento di relazioni in America Latina che aveva impiegato vent’anni a costruire. Ma considera anche che gli Stati Uniti non stanno chiedendo ai sudamericani l’interruzione dei rapporti commerciali con la Cina in generale, solo delle collaborazioni sui settori strategici, e che quell’area è sempre stata ritenuta da Washington il proprio giardino di casa. I cinesi non vogliono adottare un atteggiamento che potrebbe essere considerato aggressivo, in vista anche della visita di Trump programmata per il prossimo aprile”.

Secondo gli autori del report il 2026 potrebbe vedere una nuova espansione degli investimenti nella BRI nonostante, o proprio a causa, dell’instabilità economica globale causata dalle guerre commerciali portate avanti dagli Stati Uniti. La Cina ha infatti rilassato o eliminato barriere commerciali e dazi nei confronti di molti paesi del sud globale, in particolare nazioni africane, e ciò potrebbe avere un effetto sugli equilibri del commercio globale.

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