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L’eterna crisi della sanità in Molise: dalla mancanza di personale ai tagli delle guardie mediche. E il sindaco di Isernia da più di 40 notti dorme in tenda davanti all’ospedale

Bocciato il preventivo 2026 dell'azienda sanitaria locale, non ancora approvato il Piano operativo a cui sono vincolati i fondi del governo. Il primo cittadino che protesta dal 26 dicembre: "Fallimento gestionale"
L’eterna crisi della sanità in Molise: dalla mancanza di personale ai tagli delle guardie mediche. E il sindaco di Isernia da più di 40 notti dorme in tenda davanti all’ospedale
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Un sistema commissariato dal 2009, un disavanzo allarmante e continue riduzioni dei servizi. La sanità pubblica in Molise arranca tra le proteste. Da oltre 40 notti il sindaco di Isernia Pietro Castrataro dorme in tenda davanti all’ospedale: chiede che non vengano fatti ulteriori tagli. Meno di un mese fa, oltre 7mila persone sono scese in piazza per una fiaccolata in difesa della sanità pubblica. Ma al momento poco o niente è cambiato. Anzi, ora si è aggiunto il parere negativo del Collegio dei revisori per il preventivo 2026 dell’Azienda sanitaria locale: “Non è un intoppo burocratico”, ha detto il primo cittadino, “ma l’attestamento di un fallimento gestionale sistemico“. L’ultima decurtazione? Le guardie mediche: per decreto del commissario passano da 44 a 16 poli principali a partire dal prossimo primo aprile, con le Case della comunità aperte per 16 ore al giorno e i poli di continuità assistenziali ridotti a 12. “Ancora una volta i territori sono stati ignorati, ancora una volta si tagliano servizi essenziali quando potrebbero essere colpite altre voci di spesa”, ha detto Castrataro. Per la sindaca di Casacalenda, Sabrina Lallitto, è un “abbandono mascherato da riforma” , veri e propri presidi “cancellati dalle mappe”.

La tenda del sindaco

Il 26 dicembre scorso è comparsa una tenda di fronte all’ospedale Franco Veneziale di Isernia. Non è soltanto un mezzo di protesta, dentro ci dorme il primo cittadino del capoluogo di provincia, tornato a casa soltanto per sei notti.

Piero Castrataro è stato eletto sindaco alle elezioni amministrative del 2021 con il sostegno del Partito democratico e del Movimento 5 stelle. Intervistato da ilfattoquotidiano.it, ha dichiarato che la sua “non è una protesta ma una proposta” e ha un obiettivo: “Ricevere il Piano operativo 2026-2028 e capire se il punto nascita e il reparto di Emodinamica verranno mantenuti sia a Isernia che a Termoli”.

Le risposte ricevute finora non sono affatto convincenti: “Si vocifera che ci sarà la deroga di un anno, questo però è un grosso problema per chi ci lavora: non ci sono certezze per il futuro“. Una soluzione che sarebbe l’anticamera della chiusura. Per metterci una toppa, il Comune di Isernia ha proposto di introdurre indennità aggiuntive nei concorsi per il reclutamento dei medici del Veneziale, utilizzando fondi comunali e donazioni private: “La Regione non potrebbe farlo a causa del rientro sanitario e quindi qualsiasi somma va destinata al recupero del debito pregresso”.

La proposta, però, è stata respinta. Il motivo? L’obbligo di non limitare le indennità ai neoassunti di un singolo presidio, ma di estenderlo a tutto il personale sanitario per evitare disparità di trattamento illegittime. “A questo punto sorge il dubbio che qui qualcuno non voglia davvero risolvere il problema”, attacca il sindaco Castrataro che ha chiesto il parere del Ministero della salute.

“Non è una questione di parte, riguarda il futuro della sanità di 300mila persone”, questo è il messaggio che Castrataro continua a ripetere dall’inizio della sua battaglia. Nonostante ciò, il tema non ha smosso la classe dirigente: alla fiaccolata non c’era nemmeno un esponente della giunta regionale di centrodestra. “Qualcuno non vuole comprendere che o si risolve ora questo problema oppure diventa sempre più complicato risolverlo per qualsiasi colore politico”, chiude il primo cittadino.

Le carenze della sanità pubblica

Il Molise si ritrova con una sanità pubblica in situazione “critica”, come l’ha definita Nino Cartabellotta. L’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe sul Servizio sanitario nazionale fotografa una regione con forti squilibri. Innanzitutto, il Molise riceve uno dei finanziamenti pubblici più alti d’Italia: una spesa pari a 2.235 euro pro-capite, subito dopo i 2.246 della Liguria. Nonostante ciò, non riesce comunque a raggiungere i livelli essenziali di assistenza, classificandosi signficativamente sotto la media e registrando un punteggio di 193 su 300, di cui: 58 per l’area prevenzione- con gravi carenze in programmi di screening, vaccinazioni e prevenzione, 73 per l’area distrettuale e 62 per quella ospedaliera- poco al di sopra della sufficienza.

Sul fronte del personale sanitario, il Molise presenta dati contrastanti. Per esempio, la mancanza di medici ospedalieri: sono 1,45 ogni 1000 abitanti, il peggior dato nazionale. Allo stesso tempo, il rapporto di pazienti per ogni medico di base è tra i più bassi d’Italia: il numero di assistiti è di 1.100 contro una media italiana di 1.374. Per quanto riguarda gli infermieri, il Molise ne accusa la carenza e si colloca al di sotto della media nazionale: sono 4,6 ogni 1000 abitanti. Recentemente, l’Azienda sanitaria regionale (Asrem) ha stipulato delle convenzioni con medici da fuori perché i bandi per nuove assunzioni sono più volte andati deserti, e ha esteso la ricerca a chi possiede titoli di studio conseguiti all’estero per copire i reparti a corto di camici.

Il peso della sanità privata

Come supplire a queste mancanze? Alcune Regioni hanno fatto ricorso alle prestazioni “a gettone”, una toppa che non riguarda il Molise: con una spesa di circa 400mila euro, è l’ente regionale che ha speso di meno in medici e infermieri gettonisti dal 2019 al 2023. La stessa parsimonia non si riscontra nel finanziamento della sanità privata che, sempre secondo il report Gimbe, è secondo solo a quello del Lazio: nel 2023, il 28,7% della spesa sanitaria è servito a rimborsare le prestazioni erogate dalle aziende convenzionate– una percentuale che nel 2014 si fermava a 26,4%.

Il 16 gennaio scorso, durante il convegno “Il grande malato” all’Unimol di Termoli, il presidente della Provincia di Campobasso, Pino Puchetti, ha sollevato la questione: “In Molise dobbiamo decidere che cosa vogliamo fare e dire la verità ai cittadini: vogliamo sostenere la sanità pubblica o aiutare solo il privato?”. In Molise, nel 2024 il tetto di spesa per i privati accreditati ammontava a oltre 100 milioni di euro: la prima struttura più finanziata è il Responsible Research Hospital, seconda Neuromed della famiglia dell’eurodeputato leghista Aldo Patriciello. La sede principale è l’Istituto neurologico di Pozzilli, in provincia di Isernia. Considerata un centro d’eccellenza, la struttura attrae pazienti da fuori Regione, e non è l’unica a farlo: nel 2022, il Molise risulta ai vertici della classifica nazionale per la mobilità sanitaria interregionale, con il 90,6% dei servizi erogati dalle strutture private accreditate.

Ciò ha generato un paradosso: “Il Molise è un caso unico in Italia – ha dichiarato Cartabellotta – è primo sia per mobilità attiva sanitaria che per mobilità passiva pro capite”.

Il disavanzo

La sanità molisana è sotto commissariamento dal 2009. Nella relazione della Corte dei conti al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali 2023-2024, si indica che il disavanzo ha superato i 120 milioni di euro.

Nell’ultima legge di bilancio, sono stati stanziati 90 milioni di euro per la Regione Molise, da erogare in due tranche di 45 milioni ciascuna per i prossimi due anni e che sono destinati alla copertura del disavanzo sanitario pregresso. Per ottenere i fondi però, è necessario che la Regione approvi un piano di copertura del deficit da realizzare entro il 2027. Tempi che hanno scatenato le proteste delle opposizioni: secondo il consigliere regionale Massimo Romano (Costruire democrazia) è “tecnicamente impossibile” rispettarli. In caso contrario, “lo Stato non erogherà i 90 milioni, e a quel punto per la regione sarà bancarotta”, ha dichiarato a inizio anno. Il Piano operativo non è stato effettivamente ancora approvato.

Gli attuali commissari sono l’avvocato Marco Bonamico e Ulisse Di Giacomo, cardiologo in pensione ed ex assessore regionale con delega alla Sanità dal 2006 al 2008 durante la presidenza di Angelo Michele Iorio. A inizio 2026, nell’ultima Conferenza dei sindaci, gli amministratori hanno incaricato i parlamentari Elisabetta Lancellotta e Costanzo Della Porta (Fratelli d’Italia) del compito di fare pressione nella capitale per convincere l’esecutivo a passare la carica di commissario al presidente di Regione Roberti. Non sarebbe la prima volta: nel 2021, il governo Draghi aveva conferito questa nomina all’allora presidente Donato Toma.

Il diritto dei molisani a ricevere delle cure dipende dalle prossime decisioni che verranno prese nei palazzi del potere. Un passaggio molto delicato a livello politico, su cui pesano le previsioni di bilancio per l’anno corrente. “Non so il Ministero come reagirà – chiude Castrataro – “se al parere della Corte dei conti si aggiunge quello di Roma allora diciamo che il fosco diventa ancora più fosco”. Tra i cartelli esposti durante la fiaccolata uno recitava: “Chi taglia la sanità uccide due volte“. I molisani lo sanno bene, visto che nel giro di pochi anni hanno visto chiudere gli ospedali di Agnone, Larino e Venafro. Un passato difficile da dimenticare e un presente ancora tutto in salita.

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