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Anche nelle politiche attive del lavoro si scippano soldi al Meridione. E si violano le regole di Pnrr e Ue

Al Mezzogiorno solo il 32% dei 2,3 miliardi per le politiche attive del lavoro, sotto la soglia minima del 40% prevista dal PNRR
Anche nelle politiche attive del lavoro si scippano soldi al Meridione. E si violano le regole di Pnrr e Ue
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La buona notizia è che, finalmente, il 6 febbraio 2026 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, attraverso i propri canali istituzionali, ha pubblicato gli elenchi dei beneficiari delle risorse del Pnrr destinate alle politiche attive del lavoro e della formazione, nell’ambito del Programma nazionale per la Garanzia Occupabilità dei lavoratori (Gol). La cattiva notizia è che, ancora una volta, il Mezzogiorno ne esce penalizzato.

Stiamo parlando di una maxi dotazione di circa 2,3 miliardi, che rappresenta il perno delle iniziative volte a contrastare la disoccupazione in Italia, dunque ci saremmo aspettati un impegno sostanziale per le aree marginali del Paese. Invece, analizzando la tabella 1 dell’allegato A delle modalità di riparto delle risorse del Pnrr per le annualità 2024, 2025 e 2026, destinate all’intervento M5C1 ‘1.1 Politiche attive del lavoro e formazione’, è possibile sentire in pieno volto l’ennesimo schiaffo che il Governo ha deciso di infliggere ai cittadini meridionali.

Infatti, effettuando dei calcoli approfonditi, la modalità di redistribuzione della dotazione destinata all’intervento M5C1 nell’ambito del Programma nazionale per la Garanzia occupabilità dei lavoratori prevede per le regioni del Sud appena 714,4 milioni a fronte dei 2,3 miliardi stanziati per tutti gli italiani, ovvero il 32% degli stanziamenti complessivi. Onestamente, al fine di assottigliare la forte sperequazione economia e la disoccupazione dilagante nel Meridione, sarebbe stato equo destinare almeno il 50% delle risorse al Sud, mentre l’importo effettivamente attribuito – il 32% – viola persino uno dei criteri ispiratori del Pnrr, secondo cui il 40% delle risorse va destinato alle regioni meridionali, come previsto dal decreto-legge n. 77/2021, all’art. 2 comma 6-bis. Dunque, si registra un ammanco di almeno 8 punti percentuali, che si traduce in una mancata attribuzione di (almeno) 176 milioni di euro ai meridionali.

Un altro dato che desta forti perplessità attiene alla Provincia Autonoma di Bolzano, beneficiaria di 4,7 milioni di euro, quasi il doppio dell’importo (2,5 milioni) che toccherà complessivamente all’intera regione del Molise. Eppure l’ente autonomo registra costantemente uno dei tassi di disoccupazione più bassi d’Europa, con valori tipicamente intorno al 2-4%, significativamente inferiori alla media dell’Unione Europea. Viceversa, i molisani scontano una disoccupazione ben più elevata, a fronte di un’occupazione che si ferma intorno al 56%. Stesso paradosso attiene alla Provincia Autonoma di Trento, a cui il Governo Meloni ha riconosciuto ben 22,5 milioni di euro, ovvero circa il triplo dell’importo attribuito all’intero Abruzzo (8,2 milioni), nonostante il tasso di disoccupazione dei cittadini abruzzesi (circa il 7,8%) sia il triplo di quello trentino (del 2,4%).

Alla luce di questi dati, permane sempre più forte il gap tra le regioni settentrionali e meridionali che è così destinato a incrementarsi. L’auspicio è che chi di competenza possa rivolgersi alle istituzioni europee facendo notare come, nell’attuazione di questa misura europea (il Pnrr), l’Italia stia violando l’articolo 174 del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea, secondo cui è compito dell’Unione “ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite”, con particolare attenzione “alle regioni che presentano gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici”.

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