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Referendum, i “magistrati per il Sì” chiamano a raccolta: “Siamo maggioranza silenziosa”. Ma firmano in 34 su 9.600

Un documento di giudici e pm "ribelli" a favore della riforma Nordio è stato rilanciato con grande enfasi dalla stampa di destra. Ma a firmarlo è appena lo 0,35% delle toghe in servizio
Referendum, i “magistrati per il Sì” chiamano a raccolta: “Siamo maggioranza silenziosa”. Ma firmano in 34 su 9.600
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“Una fiera opposizione dal basso“, una “rivolta silenziosa“, una “lunga lista” di “nomi che pesano come macigni“. Nei giorni scorsi i quotidiani più schierati per la riforma Nordio – su tutti il Dubbio, organo di stampa degli avvocati, e la Verità di Maurizio Belpietro – hanno riportato con grande enfasi il documento di un gruppo di autoproclamati “magistrati per il Sì” al referendum: “Liberi da condizionamenti, ci dissociamo pubblicamente dal merito e dai toni delle posizioni maggioritarie dell’Associazione nazionale magistrati. Dichiariamo la nostra adesione alla riforma. La piena indipendenza della magistratura e dei singoli magistrati, compromessa dalla degenerazione correntizia, è garantita solo dal sorteggio secco dei consiglieri dei Csm“, si legge nella dichiarazione solenne. L’iniziativa, lanciata dalla giudice minorile di Catania Carmen Giuffrida, ha l’obiettivo di far uscire allo scoperto giudici e pm “ribelli” rispetto alla linea dell’Anm, ritenuti una “maggioranza silenziosa”: finora ha raccolto 51 adesioni, tra cui il nome più noto è quello di Clementina Forleo, la gip dell’inchiesta sulle scalate Bnl-Unipol, ora in Corte d’Appello a Roma. Tra i firmatari anche il procuratore di Parma Alfonso D’Avino e quello di Varese Antonio Gustapane, l’ex pm anticamorra Catello Maresca (già candidato sindaco del centrodestra a Napoli, ora distaccato alla Commissione bicamerale per le questioni regionali) e il consigliere del Csm Andrea Mirenda.

Già di per sè, 51 firme sarebbero tutt’altro che una “maggioranza silenziosa”, equivalendo allo 0,5% dei magistrati ordinari in servizio. Scorrendo l’elenco dei nomi e delle qualifiche, però, viene fuori che una buona parte dei “magistrati per il Sì” non sono magistrati ordinari in servizio, e quindi non sono toccati dagli effetti della riforma. Ben 11, infatti, sono giudici e pm in pensione: tra loro Ines Maria Luisa Marini, ex presidente della Corte d’Appello di Venezia nominata da Nordio nel Comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura, e l’ex sostituto procuratore di Torino Antonio Rinaudo, che sostenne l’accusa (poi caduta) di terrorismo ai No Tav. Altri sei sono ex magistrati ordinari transitati nel nuovo corpo dei giudici tributari professionali: Giuliano Castiglia, Gabriele Di Maio, Mario Fiore, Paolo Itri, Luigi Petrucci, Sergio Mario Tosi. A conti fatti, dunque, ad aderire alla “chiamata alle armi” sono stati 34 magistrati sui 9.657 del ruolo organico: lo 0,35%. Che il peso della “fronda” fosse quello, d’altra parte, era già chiaro dall’esito dell’ultima assemblea generale dell’Anm, dove il documento contrario alla riforma era stato approvato con sei voti contrari e un astenuto su 1.296. Ma i “ribelli” possono consolarsi: avranno sempre un’intervista garantita su un giornale di destra.

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