A gennaio l’inflazione rallenta a +1% anno su anno. Per il carrello della spesa rincari del 2,1%
A gennaio 2026 l’inflazione rallenta leggermente ma resta sostenuta sui beni di prima necessità. Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo (Nic), al netto dei tabacchi, registra un aumento dell’1% su base annua, in calo rispetto all’1,2% di dicembre. Su base mensile l’indice cresce dello 0,4%. A trainare l’aumento dei prezzi sono soprattutto gli alimentari, sia non lavorati (+2,5%) sia lavorati (+2,2%), insieme ai servizi relativi all’abitazione (+4,4%), ai tabacchi (+3,3%) e ai servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3%). Il cosiddetto “carrello della spesa”, che comprende beni alimentari, per la cura della casa e della persona, segna un rincaro del 2,1% su base annua, mentre l’inflazione di fondo, al netto di energetici e alimentari freschi, si attesta all’1,8%.
“L’inflazione annua in calo da +1,2 di dicembre a +1% è solo una magra consolazione, per non dire un’illusione ottica, dato che quello che conta è il fatto che l’inflazione mensile raddoppia, passando da +0,2 di dicembre a +0,4%. Per non parlare dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche che su base congiunturale decollano, passando dal +01% di dicembre a +1% di gennaio, 10 volte tanto, un balzo astronomico a dir poco allarmante e una stangata per le famiglie” afferma, commentando i dati Istat sull’inflazione”, commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “L’inflazione all’1%, se per una coppia con due figli significa un aumento complessivo del costo della vita pari a 371 euro su base annua, per i soli Prodotti alimentari e le bevande analcoliche la stangata è pari a 241 euro, mentre per il carrello della spesa è di 253 euro. Per una coppia con un figlio, la spesa aggiuntiva annua totale è pari a 317 euro, ma 211 euro sono soltanto per cibo e bevande, 223 per il carrello. In media, per una famiglia mangiare e bere costa 166 euro in più, le spese del carrello salgono di 175 euro”.
Nel confronto tra beni e servizi emerge un forte divario: i prezzi dei beni risultano in lieve calo su base tendenziale (-0,2%), mentre quelli dei servizi crescono del 2,5%, con un differenziale di 2,7 punti percentuali. La dinamica congiunturale (+0,4%) è spiegata in particolare dagli aumenti degli energetici regolamentati (+8,7%), dei servizi legati all’abitazione (+1,9%) e dei prodotti alimentari, mentre l’unica flessione mensile significativa riguarda i servizi di trasporto (-3,7%).
L’inflazione acquisita per il 2026 sale allo 0,4% per l’indice generale (era nulla a dicembre) e allo 0,5% per la componente di fondo. In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) registra una variazione dell’1,0% su base annua e una flessione dell’1% su base mensile.
Nello stesso meso l’inflazione annua nell’area euro in gennaio è calata all’1,7%, dal 2% di dicembre, secondo la stima preliminare di Eurostat. In flessione anche l’inflazione core, al netto delle componenti più volatili (cibo, energia, alcolici e tabacchi), al 2,2% dal 2,3% di dicembre. Tra le principali componenti dell’inflazione dell’Eurozona, i servizi registrano il tasso annuo più elevato a gennaio (3,2%, rispetto al 3,4% di dicembre), seguiti da alimentari, alcol e tabacco (2,7%, rispetto al 2,5% di dicembre), beni industriali non energetici (0,4%, rispetto allo 0,3% di dicembre) ed energia (-4,1%, rispetto al -1,9% di dicembre).